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Il testo è ormai di difficile reperibilità.
La realizzazione del volume ha richiesto grande impegno di studio e coinvolto studiosi di valore e le fondazioni Federico Zeri dell'Università di Bologna, Kress e Frik di New York, le Soprintendenze piemontesi ai beni artistici ed archeologici.
Il volume, di oltre duecento pagine, è accompagnato da uno corposo apparato fotografico realizzato ad hoc, che permette per la prima volta di cogliere in ogni dettaglio la bellezza degli affreschi firmati dal pittore della corte sabauda Duxaymo verso il 1440.
Vi è inoltre un ricco apparato fotografico storico in bianco e nero con foto inedite della chiesa e dei suoi affreschi a partire dal 1896.
Lo studio è stato occasione per importanti scoperte artistiche e storiche riguardanti Amedeo VIII e la sua corte. Un tesoro dell'arte italiana torna dunque sotto i riflettori e non potrà, con la sua bellezza e la sua grazia, che stupire i suoi visitatori.
La presenza dei santi in Piemonte colpisce per la sua ampiezza e varietà.
Si parte dai secoli più antichi del cristianesimo, già dai tempi di san Pietro apostolo, che avrebbe percorso la Valle di Susa per cristianizzare la regione; si prosegue con personaggi che sfumano nella leggenda, come i martiri della Legione Tebea; poi, avanzando nei secoli attraverso religiosi e laici dediti alla penitenza e alla carità, si arriva ai cosiddetti santi sociali ottocenteschi, come don Bosco o il Cottolengo, fin dentro il secolo appena trascorso. Questo libro, che è insieme repertorio biografico dei santi e raccolta di leggende, aneddoti e proverbi, offre una galleria di ritratti di più di 500 santi di ogni epoca che in qualche modo hanno avuto a che fare con il Piemonte: o perché vi sono nati e vissuti, o perché vi vengono venerati.
Di ciascuno di essi viene raccontata la storia; vengono ricordati gli attributi che li caratterizzano e aiutano a riconoscerli nell'iconografia; sono riportati i principali proverbi piemontesi a essi ispirati; vengono infine indicati i luoghi della regione che hanno dedicato loro degli edifici di culto e delle opere d'arte, e le località che dai santi hanno preso il nome.
Si delinea così un'interessante geografia del sacro e del meraviglioso: dove la meraviglia sta nelle storie straordinarie dei santi, ma anche nella bellezza delle opere d'arte che hanno ispirato, spesso nascoste in angoli poco noti, ma capaci di offrire incantevoli suggestioni.
Il percorso avviato nei numeri precedenti prosegue con uno sguardo che continua a intrecciare elementi materiali e dimensioni simboliche tra Medioevo e Rinascimento, mettendo al centro due ambiti solo apparentemente lontani: il corpo vestito e lo spazio sotterraneo delle cripte. La terza tappa dedicata all’abbigliamento approfondisce ulteriormente il significato del vestire tra XIV e XVI secolo, confermando come l’abito non sia mai un semplice rivestimento, ma un dispositivo culturale complesso. Attraverso le immagini conservate nelle chiese, il corpo emerge come spazio regolato, protetto e definito da codici condivisi, in cui si riflettono appartenenze sociali, funzioni e valori. A questa dimensione “visibile” del corpo si affianca, in modo complementare, il tema delle cripte, in particolare nel contesto valdostano. Spazi raccolti e spesso poco accessibili, le cripte rappresentano una dimensione più profonda del sacro, legata alla memoria, alla conservazione delle reliquie e a una percezione del tempo che si stratifica sotto la superficie delle chiese. Sono luoghi in cui la continuità tra passato e presente si fa tangibile, e in cui l’architettura diventa custode di una memoria silenziosa ma persistente. In questo dialogo tra superficie e profondità si inseriscono le cripte valdostane e quella dell’ex convento di San Francesco a Cortemilia, che offrono un esempio concreto di come questi livelli possano convivere e integrarsi. In queste realtà lo spazio sotterraneo non è solo elemento architettonico, ma parte di un sistema più ampio di significati, che collega il luogo alla storia del luogo e alle pratiche religiose che lo hanno attraversato. La rivista propone così una lettura unitaria, in cui il corpo e lo spazio si richiamano reciprocamente: ciò che veste e protegge all’esterno trova un corrispettivo nella profondità degli ambienti sacri. Un invito a osservare le chiese medievali non solo nella loro evidenza formale, ma anche nella loro capacità di custodire, a diversi livelli, tracce di una visione del mondo ancora leggibile oggi. Vi auguriamo una piacevole lettura e non vediamo l’ora di ritrovarvi nel prossimo appuntamento di maggio, per proseguire insieme questo lungo viaggio tra arte, storia e spiritualità!
l documento ripercorre la storia della Collegiata di San Secondo in Asti dalle prime attestazioni altomedievali fino ai restauri contemporanei, evidenziandone le trasformazioni architettoniche e artistiche. Vengono descritti la facciata in cotto con il rosone, il campanile romanico e l’evoluzione degli spazi interni. Ampio rilievo è dato alle cappelle, agli affreschi e alle opere dedicate al patrono, nonché al Miracolo Eucaristico del 1535. Il percorso si conclude con la cripta, custode delle reliquie, e con la piazza antistante, fulcro delle celebrazioni cittadine legate al Palio.
Il progetto Chiese Romaniche nasce alla fine degli anni Ottanta dalla passione di Marco Actis Grosso per le architetture sacre del medioevo e del primo rinascimento piemontese.
Sin dall’inizio si è configurato come un’iniziativa non profit, fondata sulla collaborazione di numerosi “amici del progetto” e priva di qualsiasi forma di pubblicità o sponsorizzazione.
Nel 1993, quel sogno ha preso forma concreta con l’obiettivo di valorizzare e far conoscere il patrimonio di chiese romaniche, gotiche e rinascimentali del Piemonte.
Sotto l’egida della Fondazione ISPER Carlo Actis Grosso, i primi passi furono la pubblicazione di un breve volume cartaceo e, in seguito, di una serie di CD che documentavano i risultati delle prime ricerche.
Nel 2018, il progetto ha compiuto un passo decisivo con la nascita del dominio www.chieseromaniche.it, continuando a beneficiare del patrocinio della Fondazione e ampliando progressivamente i propri contenuti.
Oggi, il sito rappresenta il risultato di 33 anni di ricerca e dedizione.
Attraverso un meticoloso lavoro di censimento, sostenuto da fonti bibliografiche, rilievi e sopralluoghi, offre una visione completa del patrimonio, anche meno conosciuto, delle chiese romaniche, gotiche e rinascimentali del Piemonte.
Sono attualmente 1.682 le chiese censite.
Dal 2016 è in corso una campagna di verifica e aggiornamento sul campo, che ha arricchito le schede con immagini, filmati, dati pratici e geolocalizzazione su Google Maps ed Earth.
Il sito si propone come un indice ragionato del patrimonio, offrendo informazioni essenziali e rimandando ad altri siti per gli approfondimenti, evitando duplicazioni e mantenendo un approccio documentale ed essenziale.
Oggi sono disponibili 2.589 link di approfondimento a cui si aggiunge un archivio fotografico di 20.291 immagini, il più ampio mai realizzato in Piemonte.
Per alcune chiese particolarmente documentate sono state create 58 gallerie fotografiche dedicate.
La crescita della fototeca è frutto della collaborazione di 56 persone ed enti, che hanno contribuito con le proprie fotografie, articoli, documenti.
Un’altra sezione fondamentale del sito è il Glossario, che raccoglie 1034 termini, simboli e attributi e 442 immagini per interpretare l’iconografia delle chiese, e l’area Agiografia, che propone 369 schede e 1031 immagini dedicate ai santi rappresentati negli affreschi.
Completano il progetto 210 itinerari di scoperta, tra percorsi geografici, tematici e cicloartistici.
Dal 2019 è attiva la newsletter di Chiese Romaniche, giunta oggi al suo 64° numero, e dal 2020 è in corso l’iniziativa “1993–2023: una foto per ogni chiesa”, che mira a completare la documentazione fotografica dell’intero patrimonio.
A oggi sono già state fotografate 1.453 chiese e ne restano 229 da completare.
Nel 2022 è nata la collana “Documenti di Chiese Romaniche”, che ha pubblicato sinora 25 studi e ricerche originali, offrendo spazio a contributi specialistici e testimonianze sul patrimonio sacro del territorio.
Nel 2024, il progetto si è esteso anche alla Valle d’Aosta, dove proseguono il lavoro di rilevazione e la campagna fotografica dedicata.
Nel 2025, il sito si è ulteriormente ampliato con la nascita delle sezioni “Articoli” con 11 articoli pubblicati, “Borghi e Memorie di Pietra e Arte” con 13 Borghi pubblicati e “Racconti”, pensate per condividere approfondimenti, esperienze di visita e riflessioni.
Il 2026, si avvia con la nuova sezione dedicata a “Battisteri e Fonti Battesimali” per esplorare una realtà affascinate e poco conosciuta.
Sempre nel 2026 prende avvio la pubblicazione dei Podcast e dei Video su Youtube.
Dopo oltre trent’anni, Chiese Romaniche continua a crescere, mantenendo intatto il suo spirito originario: far conoscere e custodire la storia, l’arte e la spiritualità delle chiese del Piemonte e della Valle d’Aosta, patrimonio comune da scoprire e condividere.
ChieseRomaniche.it in numeri:
33 anni di storia
1.682 chiese censite
1.453 chiese fotografate
20.291 fotografie
58 gallerie fotografiche
56 collaboratori
2.589 link di approfondimento
369 schede agiografiche
1031 foto di santi
1034 voci di glossario
442 immagini di glossario
11 podcast pubblicati
5 video pubblicati su YouTube
64 newsletter pubblicate
25 documenti pubblicati
11 articoli pubblicati
13 Borghi e Memoriedi Pietra e Arte pubblicati
11 Battisteri e Fonti Battesimali pubblicati