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News a cura di Marco Actis Grosso, Piero Balestrino, Mario Falchi, Kostik, Giancarla Rosso e Grazia Salinelli Il corpo e la profondità: abiti e cripte nel racconto del MedioevoIl percorso avviato nei numeri precedenti prosegue con uno sguardo che continua a intrecciare elementi materiali e dimensioni simboliche tra Medioevo e Rinascimento, mettendo al centro due ambiti solo apparentemente lontani: il corpo vestito e lo spazio sotterraneo delle cripte. La terza tappa dedicata all’abbigliamento approfondisce ulteriormente il significato del vestire tra XIV e XVI secolo, confermando come l’abito non sia mai un semplice rivestimento, ma un dispositivo culturale complesso. Attraverso le immagini conservate nelle chiese, il corpo emerge come spazio regolato, protetto e definito da codici condivisi, in cui si riflettono appartenenze sociali, funzioni e valori. A questa dimensione “visibile” del corpo si affianca, in modo complementare, il tema delle cripte, in particolare nel contesto valdostano. Spazi raccolti e spesso poco accessibili, le cripte rappresentano una dimensione più profonda del sacro, legata alla memoria, alla conservazione delle reliquie e a una percezione del tempo che si stratifica sotto la superficie delle chiese. Sono luoghi in cui la continuità tra passato e presente si fa tangibile, e in cui l’architettura diventa custode di una memoria silenziosa ma persistente. In questo dialogo tra superficie e profondità si inseriscono le cripte valdostane e quella dell’ex convento di San Francesco a Cortemilia, che offrono un esempio concreto di come questi livelli possano convivere e integrarsi. In queste realtà lo spazio sotterraneo non è solo elemento architettonico, ma parte di un sistema più ampio di significati, che collega il luogo alla storia del luogo e alle pratiche religiose che lo hanno attraversato. La newsletter propone così una lettura unitaria, in cui il corpo e lo spazio si richiamano reciprocamente: ciò che veste e protegge all’esterno trova un corrispettivo nella profondità degli ambienti sacri. Un invito a osservare le chiese medievali non solo nella loro evidenza formale, ma anche nella loro capacità di custodire, a diversi livelli, tracce di una visione del mondo ancora leggibile oggi. Vi auguriamo una piacevole lettura e non vediamo l’ora di ritrovarvi nel prossimo appuntamento di maggio, per proseguire insieme questo lungo viaggio tra arte, storia e spiritualità! Marco Actis Grosso |
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Un viaggio nel Rinascimento attraverso abiti, broccati e armature, dove la moda diventa espressione di rango, gusto e trasformazione culturale. L’articolo di Giancarla Rosso mostra come gli affreschi delle chiese di Piemonte e Valle d’Aosta conservino preziose tracce della vita materiale del tempo, restituendo un’immagine viva della società tra lusso, devozione e rappresentazione del potere.
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Approfondimento di glossario
L’approfondimento di glossario riguarda uno dei temi trattati nell'articolo: la lorica.
La lorica romana si presenta in due principali tipologie: la lorica hamata, una cotta di maglia composta da migliaia di anellini di ferro intrecciati, lunga fino a metà coscia e probabilmente di origine celtica.
Il secondo tipo è la lorica a squame, formata da piccole lamelle metalliche sovrapposte simili a scaglie, fissate su un supporto tessile.
Entrambi i modelli garantivano protezione e adattabilità, con possibilità di riparazione e personalizzazione della corazza.
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Piero Balestrino - Luoghi sacri sotterranei della Valle d'Aosta - Documenti di Chieseromaniche n° 26 - Aprile 2026 - 17 pagine - Scaricabile liberamente Il contributo di Piero Balestrino è dedicato ai luoghi sacri sotterranei della Valle d’Aosta, con un’analisi delle principali testimonianze conservate nel territorio. L’autore esamina cripte, ambienti ipogei e strutture legate al culto, mettendone in evidenza le caratteristiche architettoniche e le funzioni liturgiche. Attraverso casi documentati, il testo ricostruisce l’evoluzione di questi spazi nel contesto della religiosità medievale alpina. Particolare attenzione è rivolta al rapporto tra architettura, pratiche devozionali e organizzazione ecclesiastica. Ne emerge un quadro articolato, che restituisce il valore storico e simbolico di questi ambienti spesso poco visibili ma centrali nella vita religiosa medievale.
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San Fiorenzo Nella scheda agiografica San Fiorenzo è presentato come uno dei santi della tradizione della Legione Tebea e viene ricordato come martire. La scheda ne evidenzia soprattutto gli elementi utili al riconoscimento nell’arte sacra, dove compare con la palma del martirio, un mazzolino di fiori e la spada. La pagina segnala inoltre riferimenti bibliografici e siti di approfondimento per contestualizzarne culto e iconografia. Completano la scheda alcune immagini di opere conservate in chiese del Piemonte. |
Approfondimento agiografico
L’approfondimento agiografico ricostruisce la figura di San Fiorenzo nel contesto della tradizione della Legione Tebea, mettendone in evidenza il culto e la diffusione in area piemontese.
Il testo analizza le fonti agiografiche e le varianti della sua identificazione, soffermandosi sugli elementi che ne hanno determinato la devozione locale.
Particolare attenzione è dedicata all’iconografia, che consente di riconoscerlo nelle raffigurazioni artistiche attraverso attributi specifici.
L’articolo evidenzia inoltre il legame tra culto, territorio e memoria religiosa.
Ne emerge una figura significativa per comprendere la stratificazione delle tradizioni agiografiche alpine.
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Cortemilia, .
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