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News a cura di Marco Actis Grosso, Piero Balestrino, Mario Falchi, Kostik, Giancarla Rosso e Grazia Salinelli
Il corpo raccontato
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Abbigliamento, protezione e identità nel MedioevoIl filo conduttore di questo numero può essere letto nel rapporto stretto e inscindibile che il Medioevo instaura tra corpo, abbigliamento e protezione. Ambiti che oggi tendiamo a separare, ma che nel mondo medievale costituiscono un unico sistema di significati, pratiche e regole condivise. Nel XIV secolo l’abbigliamento non risponde soltanto a esigenze estetiche o funzionali. Le guarnacche, le pellande, i maspilli raccontano una società che utilizza il vestire come strumento di distinzione sociale, di tutela del corpo e di controllo dei comportamenti individuali, spesso regolati da statuti cittadini e norme corporative. Il termine roba, inteso come insieme degli indumenti principali, restituisce bene questa visione unitaria del vestire medievale: il corpo è uno spazio da coprire, ordinare e proteggere, secondo codici condivisi e riconoscibili. A questa dimensione materiale si lega naturalmente la figura di Sant’Omobono, protettore dei sarti e dei mercanti di tessuti, simbolo di un’economia urbana fondata sul lavoro artigiano, sulla correttezza professionale e su un’idea di ricchezza inseparabile dalla responsabilità morale. In questo contesto il vestire diventa punto di incontro tra produzione, etica e identità civica. La protezione del corpo, tuttavia, non è affidata solo agli abiti. Accanto alla tutela materiale si sviluppa una protezione di tipo spirituale, affidata alla devozione popolare e all’intercessione dei santi. San Biagio, invocato contro i mali della gola, incarna l’attenzione medievale per le parti più esposte e vulnerabili del corpo umano, costantemente minacciato dal freddo, dalla fame e dalla malattia. Il percorso proposto dalla newsletter si sviluppa così come una lettura integrata del Medioevo: dal corpo vestito al corpo protetto, dal lessico dell’abbigliamento al mondo delle corporazioni, fino alle forme della devozione popolare. Un racconto unitario in cui stoffe, parole e santi concorrono a delineare una stessa visione del vivere quotidiano medievale, ancora oggi leggibile nelle fonti e nelle immagini che ci sono pervenute. |
Articolo
Tra guarnacche, pellande e ... maspilli
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L’articolo analizza l’abbigliamento nel XIV secolo attraverso le iconografie conservate nelle chiese romaniche e gotiche di Piemonte e Valle d’Aosta. Gli affreschi vengono letti come fonti storiche utili a ricostruire fogge, tessuti, colori e significati sociali del vestire medievale. Particolare attenzione è dedicata alle sopravvesti come guarnacche e pellande, all’invenzione dei bottoni detti maspilli e all’uso simbolico dei colori. Il testo approfondisce inoltre il ruolo delle corporazioni, delle leggi suntuarie e delle arti tintorie e sartoriali. L’abbigliamento emerge come un vero linguaggio visivo, capace di comunicare identità, status e appartenenza sociale nel Medioevo.
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PodcastSanti alla Moda negli affreschi trecenteschi |
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Il podcast approfondisce il significato dell’abbigliamento negli affreschi del XIV secolo, leggendo tuniche, mantelli e vesti come strumenti di protezione del corpo e di definizione dell’identità. L’abbigliamento non è solo decorazione, ma linguaggio visivo regolato da consuetudini, statuti e codici morali. Attraverso le figure dei santi e degli altri personaggi rappresentati, l’abito diventa segno di ruolo, virtù e funzione sociale, riflettendo una visione medievale del corpo come spazio da ordinare e tutelare. Gli affreschi si rivelano così testimonianze concrete della cultura materiale e simbolica del tempo.
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Approfondimenti di glossarioLa voce del mese: Roba |
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Il glossario chiarisce il significato del termine “roba” nel Medioevo, che non indicava genericamente degli oggetti, ma l’insieme essenziale dell’abbigliamento composto da gonnella, guarnacca e mantello, comuni a tutte le persone e differenziati solo per qualità dei tessuti e ornamenti. Viene spiegata la funzione di ciascun capo, dalla gonnella in lana indossata sulla camicia, alla guarnacca più ampia e spesso decorata, fino al mantello, semplice o ricco a seconda del ceto sociale. Da questo uso deriva anche il termine “guardaroba”, inteso originariamente come il mobile destinato a custodire gli abiti. Un glossario che aiuta a comprendere meglio la vita quotidiana e la cultura materiale del Medioevo. → continua
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Approfondimenti agiografici
Sant'Omobono
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Sant'Omobono La scheda agiografica sintetizza le principali informazioni su Sant'Omobono - Omobono Tucenghi - nato a Cremona nella prima metà del XII secolo. |
Approfondimento agiografico
L’approfondimento di Giancarla Rosso presenta Sant’Omobono, sarto e mercante vissuto a Cremona nel XII secolo, come una figura emblematica di santità laica e quotidiana.
Seppe coniugare lavoro, onestà e carità, trasformando il successo economico in aiuto concreto ai poveri e agli ammalati, soprattutto durante le epidemie di peste.
Uomo di pace e di mediazione in un’epoca segnata da conflitti politici e sociali, fu amatissimo dai concittadini per la sua autorevolezza morale.
Canonizzato da papa Innocenzo III, è il primo laico non martire elevato agli altari e rimane ancora oggi un modello attuale di etica, giustizia e responsabilità civile.
Approfondimenti agiografici
San Biagio
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San Biagio La scheda agiografica sintetizza le principali informazioni su San Biagio vescovo e martire del IV secolo, figura centrale della tradizione cristiana orientale e occidentale. Medico e pastore, fu noto per la sua vita ascetica, la carità verso i sofferenti e i numerosi miracoli, tra cui la guarigione miracolosa di un bambino soffocato da una lisca di pesce. |
Approfondimento agiografico
L’approfondimento di Giancarla Rosso, dedicato a San Biagio, ripercorre la figura del santo come medico, vescovo e taumaturgo vissuto tra III e IV secolo a Sebaste, in Armenia.
Pastore coraggioso e caritatevole, fu noto per i poteri di guarigione, in particolare dei malanni della gola, e per una vita ascetica vissuta anche come eremita.
Arrestato durante le persecuzioni, affrontò torture e martirio senza rinnegare la fede.
Il miracolo del bambino salvato da una lisca di pesce ha dato origine a un culto popolare ancora molto vivo.
San Biagio è oggi venerato come protettore della gola e delle vie respiratorie, con una devozione condivisa tra Oriente e Occidente
Chiese del meseDoues e Mondovì |
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Questo mese abbiamo scelto di mettere in evidenza due edifici sacri dedicati a San Biagio. La Parrocchiale alpina di San Biagio a Doues, in Valle d’Aosta, con un affresco del santo in facciata e il campanile quattrocentesco, e l'Ex Priorato di San Biagio nella frazione San Biagio di Mondovì, in provincia di Cuneo, che conserva un importante ciclo di affreschi. |
Parrocchiale di San Biagio a Doues (AO)
Scoprire una chiesa alpina
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La parrocchia di Doues risale al XII secolo, come risulta da una bolla di papa Alessandro III. La prima chiesa sorgeva nella frazione La Cerise, era dedicata a San Pietro e risultava unita alla parrocchia di Allein. A seguito della minaccia di movimenti franosi, tra il XIV ed il XV secolo venne riedificata nel capoluogo. In un primo tempo fu dedicata ai Santi Pietro e Biagio, ma dal 1790, anno della sua ricostruzione, il secondo rimase unico dedicatario. Incorporata nella chiesa vi è la cappella dedicata a San Nicola con la tomba dei signori di La Crete. La facciata presenta sul portale d’ingresso un affresco del 1942 che raffigura San Biagio. Il campanile nella parte inferiore rivolta verso la chiesa, dalla quale è leggermente staccato, lascia intravvedere la sua parte più antica, risalente al XV secolo |
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Ex Priorato di San Biagio a Mondovì (CN)
Tracce dell'antico splendore
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Il priorato è documentato come complesso religioso di origine medievale. L’insediamento è storicamente legato all’ordine dei Canonici Regolari di Sant’Agostino, presenti nell’area monregalese già dal XII secolo. Il priorato svolse per secoli una funzione religiosa e amministrativa sul territorio circostante, come attestano le fonti d’archivio e le visite pastorali. Del complesso originario restano la chiesa, dedicata a San Biagio, e strutture annesse riconducibili all’organizzazione monastica. L’edificio sacro presenta un impianto semplice, coerente con la tipologia dei priorati rurali. Nel corso dell’età moderna il complesso perse progressivamente la funzione conventuale, subendo trasformazioni d’uso. L’ex priorato costituisce una testimonianza documentata della presenza monastica medievale nel territorio di Mondovì e del ruolo religioso esercitato nelle campagne circostanti. |
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Borghi e Memorie di Pietra e Arte
Architetture sacre e memorie medievali nel paesaggio dell’Alta Langa
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Monesiglio è un borgo dell’Alta Langa che conserva un patrimonio storico e artistico di grande rilievo, dal castello medievale alle architetture religiose diffuse nel territorio. L’articolo accompagna il lettore tra pievi romaniche, affreschi medievali e testimonianze rinascimentali, mettendo in luce il legame profondo tra paesaggio, memoria e arte. Un percorso che restituisce l’identità storica del borgo e delle sue frazioni, tra devozione popolare e stratificazioni architettoniche.
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Per approfondire il Santuario di Santa Maria d'acqua Dolce
Piero Balestrino – Chiesa della Madonna dell’Acqua dolce - Monesiglio – Documenti di ChieseRomaniche.it n° 24 – 2026 – 8 Pagine – Scaricabile liberamente
Uno studio dedicato alla chiesa della Madonna dell’Acqua dolce di Monesiglio, antica pieve di origine altomedievale, inserita nel contesto storico e territoriale delle Langhe.
Il documento analizza l’architettura romanica dell’edificio e il prezioso ciclo di affreschi di area romanico-bizantina, offrendo una lettura storico-iconografica attenta e documentata.
| Consulta il Testo |
PodcastMonesiglio tra fortezza militare e rifugio spirituale |
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Il podcast ripercorre la storia di Monesiglio, borgo strategico dell’alta valle Bormida, analizzandone la duplice natura di presidio militare e luogo di rifugio spirituale. Il racconto segue l’evoluzione del castello e dell’insediamento, mettendo in relazione la funzione difensiva con la presenza di spazi religiosi e devozionali. Emergono i legami tra territorio, controllo delle vie di comunicazione e vita comunitaria. Il borgo viene letto come punto di equilibrio tra potere, protezione e spiritualità. Un percorso che intreccia architettura, storia locale e memoria del paesaggio.
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