Il corpo raccontato: vesti, gesti e protezione nelle chiese di Piemonte e Valle d’Aosta

N. 63 del 15 Febbraio 2026

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Newsletter di Chiese Romaniche e Gotiche del Piemonte

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News a cura di Marco Actis Grosso, Piero Balestrino, Mario Falchi, Kostik, Giancarla Rosso e Grazia Salinelli

Il corpo raccontato
Vesti, gesti e protezione nelle chiese di Piemonte e Valle d’Aosta

Nel Medioevo il corpo non è mai neutro.

È luogo di identità, di relazione, di fragilità e di protezione, ed è proprio attraverso il corpo che le immagini delle chiese medievali parlano ancora oggi a chi le osserva.

Le vesti che lo avvolgono, i gesti che lo definiscono, gli oggetti che lo accompagnano non sono dettagli decorativi, ma veri e propri strumenti di comunicazione simbolica e sociale.

Questo numero della newsletter propone un percorso di lettura che attraversa le chiese di Piemonte e Valle d’Aosta per interrogare il modo in cui il corpo viene rappresentato nel XIV secolo.

Abiti, posture, segni di rango o di devozione raccontano ruoli, appartenenze, funzioni e paure, restituendo un’immagine complessa dell’uomo medievale, sospeso tra dimensione terrena e aspirazione spirituale.

Nell’arte sacra il corpo diventa così un linguaggio: protegge, espone, distingue.

I santi, i fedeli, i potenti e gli umili sono riconoscibili attraverso ciò che indossano e attraverso il modo in cui si muovono nello spazio sacro.

Leggere queste immagini significa entrare in un sistema di codici condivisi, che parlano di società, di fede e di quotidianità.

Con questo numero, Chieseromaniche invita a osservare le chiese non solo come luoghi architettonici o artistici, ma come spazi narrativi, dove il corpo umano diventa strumento di racconto e di memoria.

Un invito a guardare più da vicino, a rallentare lo sguardo e a lasciarsi interrogare da ciò che, ancora oggi, queste immagini continuano a comunicare.

Vi auguriamo una piacevole lettura e ascolto e non vediamo l’ora di ritrovarvi nel prossimo appuntamento di marzo, per proseguire insieme questo lungo viaggio tra arte, storia e spiritualità!

Marco Actis Grosso

Strage degli Innocenti - Gonnelle e Guarnacca- Cappella di Sant'Andrea - Montiglio Monferrato (AT) Strage degli Innocenti - Gonnelle e Guarnacca - Cappella di Sant'Andrea - Montiglio Monferrato (AT)
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Vedi e ascolta la newsletter

Il corpo medievale tra moda e fede

Guarda su YouTube il riassunto della newsletter: in 7 minuti una sintesi chiara dei passaggi principali.

Ascolta il riassunto in podcast della newsletter: in 12 minuti una sintesi dei contenuti principali, da approfondire nel testo completo.

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Abbigliamento, protezione e identità nel Medioevo

Il filo conduttore di questo numero può essere letto nel rapporto stretto e inscindibile che il Medioevo instaura tra corpo, abbigliamento e protezione.

Ambiti che oggi tendiamo a separare, ma che nel mondo medievale costituiscono un unico sistema di significati, pratiche e regole condivise.

Nel XIV secolo l’abbigliamento non risponde soltanto a esigenze estetiche o funzionali.

Le guarnacche, le pellande, i maspilli raccontano una società che utilizza il vestire come strumento di distinzione sociale, di tutela del corpo e di controllo dei comportamenti individuali, spesso regolati da statuti cittadini e norme corporative.

Il termine roba, inteso come insieme degli indumenti principali, restituisce bene questa visione unitaria del vestire medievale: il corpo è uno spazio da coprire, ordinare e proteggere, secondo codici condivisi e riconoscibili.

A questa dimensione materiale si lega naturalmente la figura di Sant’Omobono, protettore dei sarti e dei mercanti di tessuti, simbolo di un’economia urbana fondata sul lavoro artigiano, sulla correttezza professionale e su un’idea di ricchezza inseparabile dalla responsabilità morale.

In questo contesto il vestire diventa punto di incontro tra produzione, etica e identità civica.

La protezione del corpo, tuttavia, non è affidata solo agli abiti.

Accanto alla tutela materiale si sviluppa una protezione di tipo spirituale, affidata alla devozione popolare e all’intercessione dei santi.

San Biagio, invocato contro i mali della gola, incarna l’attenzione medievale per le parti più esposte e vulnerabili del corpo umano, costantemente minacciato dal freddo, dalla fame e dalla malattia.

Il percorso proposto dalla newsletter si sviluppa così come una lettura integrata del Medioevo: dal corpo vestito al corpo protetto, dal lessico dell’abbigliamento al mondo delle corporazioni, fino alle forme della devozione popolare.

Un racconto unitario in cui stoffe, parole e santi concorrono a delineare una stessa visione del vivere quotidiano medievale, ancora oggi leggibile nelle fonti e nelle immagini che ci sono pervenute.

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Articolo

Tra guarnacche, pellande e ... maspilli
A cura di Giancarla Rosso

Maspilli - Cappella del Conte - San Giorio di Susa (TO) Maspilli - Cappella del Conte - San Giorio di Susa (TO)

 

  L’articolo analizza l’abbigliamento nel XIV secolo attraverso le iconografie conservate nelle chiese romaniche e gotiche di Piemonte e Valle d’Aosta.

Gli affreschi vengono letti come fonti storiche utili a ricostruire fogge, tessuti, colori e significati sociali del vestire medievale.

Particolare attenzione è dedicata alle sopravvesti come guarnacche e pellande, all’invenzione dei bottoni detti maspilli e all’uso simbolico dei colori.

Il testo approfondisce inoltre il ruolo delle corporazioni, delle leggi suntuarie e delle arti tintorie e sartoriali.

L’abbigliamento emerge come un vero linguaggio visivo, capace di comunicare identità, status e appartenenza sociale nel Medioevo.

 

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Podcast

Santi alla Moda negli affreschi trecenteschi

Madonna del latte - Cappella di San Maurizio - Roccaforte Mondovì (CN) Madonna del latte - Cappella di San Maurizio - Roccaforte Mondovì (CN)

 

  Il podcast approfondisce il significato dell’abbigliamento negli affreschi del XIV secolo, leggendo tuniche, mantelli e vesti come strumenti di protezione del corpo e di definizione dell’identità.

L’abbigliamento non è solo decorazione, ma linguaggio visivo regolato da consuetudini, statuti e codici morali.

Attraverso le figure dei santi e degli altri personaggi rappresentati, l’abito diventa segno di ruolo, virtù e funzione sociale, riflettendo una visione medievale del corpo come spazio da ordinare e tutelare.

Gli affreschi si rivelano così testimonianze concrete della cultura materiale e simbolica del tempo.

 

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Approfondimenti di glossario

La voce del mese: Roba

Mantello e Guarnacca - Madonna della Rufa - Chiesa di San Sebastiano - Pecetto Torinese (TO) Mantello e Guarnacca - Madonna della Rufa - Chiesa di San Sebastiano - Pecetto Torinese (TO)

 

  Il glossario chiarisce il significato del termine “roba” nel Medioevo, che non indicava genericamente degli oggetti, ma l’insieme essenziale dell’abbigliamento composto da gonnella, guarnacca e mantello, comuni a tutte le persone e differenziati solo per qualità dei tessuti e ornamenti.

Viene spiegata la funzione di ciascun capo, dalla gonnella in lana indossata sulla camicia, alla guarnacca più ampia e spesso decorata, fino al mantello, semplice o ricco a seconda del ceto sociale.

Da questo uso deriva anche il termine “guardaroba, inteso originariamente come il mobile destinato a custodire gli abiti.

Un glossario che aiuta a comprendere meglio la vita quotidiana e la cultura materiale del Medioevo. continua

 

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Approfondimenti agiografici

Sant'Omobono
A cura di Giancarla Rosso

Libera interpretazione iconografica di Sant’Omobono Libera interpretazione iconografica di Sant’Omobono

 

Sant'Omobono

  La scheda agiografica sintetizza le principali informazioni su Sant'Omobono - Omobono Tucenghi - nato a Cremona nella prima metà del XII secolo.

Approfondimento agiografico

Omobono Tucenghi - L’uomo buono patrono dei sarti - A cura di Giancarla Rosso

  L’approfondimento di Giancarla Rosso presenta Sant’Omobono, sarto e mercante vissuto a Cremona nel XII secolo, come una figura emblematica di santità laica e quotidiana.

Seppe coniugare lavoro, onestà e carità, trasformando il successo economico in aiuto concreto ai poveri e agli ammalati, soprattutto durante le epidemie di peste.

Uomo di pace e di mediazione in un’epoca segnata da conflitti politici e sociali, fu amatissimo dai concittadini per la sua autorevolezza morale.

Canonizzato da papa Innocenzo III, è il primo laico non martire elevato agli altari e rimane ancora oggi un modello attuale di etica, giustizia e responsabilità civile.

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Approfondimenti agiografici

San Biagio
A cura di Giancarla Rosso

San Biagio - Quarona (VC) presso San Giovanni al Monte San Biagio - Quarona (VC) presso San Giovanni al Monte

 

San Biagio

  La scheda agiografica sintetizza le principali informazioni su San Biagio vescovo e martire del IV secolo, figura centrale della tradizione cristiana orientale e occidentale.

Medico e pastore, fu noto per la sua vita ascetica, la carità verso i sofferenti e i numerosi miracoli, tra cui la guarigione miracolosa di un bambino soffocato da una lisca di pesce.

Approfondimento agiografico

San Biagio, il taumaturgo - A cura di Giancarla Rosso

  L’approfondimento di Giancarla Rosso, dedicato a San Biagio, ripercorre la figura del santo come medico, vescovo e taumaturgo vissuto tra III e IV secolo a Sebaste, in Armenia.

Pastore coraggioso e caritatevole, fu noto per i poteri di guarigione, in particolare dei malanni della gola, e per una vita ascetica vissuta anche come eremita.

Arrestato durante le persecuzioni, affrontò torture e martirio senza rinnegare la fede.

Il miracolo del bambino salvato da una lisca di pesce ha dato origine a un culto popolare ancora molto vivo.

San Biagio è oggi venerato come protettore della gola e delle vie respiratorie, con una devozione condivisa tra Oriente e Occidente

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Chiese del mese

Doues e Mondovì

 

  Questo mese abbiamo scelto di mettere in evidenza due edifici sacri dedicati a San Biagio.

La Parrocchiale alpina di San Biagio a Doues, in Valle d’Aosta, con un affresco del santo in facciata e il campanile quattrocentesco, e l'Ex Priorato di San Biagio nella frazione San Biagio di Mondovì, in provincia di Cuneo, che conserva un importante ciclo di affreschi.

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Parrocchiale di San Biagio a Doues (AO)

Scoprire una chiesa alpina
A cura di Piero Balestrino

Parrocchiale di San Biagio a Doues (AO) Parrocchiale di San Biagio a Doues (AO)

 

La parrocchia di Doues risale al XII secolo, come risulta da una bolla di papa Alessandro III.

La prima chiesa sorgeva nella frazione La Cerise, era dedicata a San Pietro e risultava unita alla parrocchia di Allein.

A seguito della minaccia di movimenti franosi, tra il XIV ed il XV secolo venne riedificata nel capoluogo.

In un primo tempo fu dedicata ai Santi Pietro e Biagio, ma dal 1790, anno della sua ricostruzione, il secondo rimase unico dedicatario.

Incorporata nella chiesa vi è la cappella dedicata a San Nicola con la tomba dei signori di La Crete.

La facciata presenta sul portale d’ingresso un affresco del 1942 che raffigura San Biagio.

Il campanile nella parte inferiore rivolta verso la chiesa, dalla quale è leggermente staccato, lascia intravvedere la sua parte più antica, risalente al XV secolo

 

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Ex Priorato di San Biagio a Mondovì (CN)

Tracce dell'antico splendore
A cura di Marco Actis Grosso

Padreterno - Ex Priorato di San Biagio - Mondovì San Biagio (CN) Padreterno - Ex Priorato di San Biagio - Mondovì San Biagio (CN)

 

  Il priorato è documentato come complesso religioso di origine medievale.

L’insediamento è storicamente legato all’ordine dei Canonici Regolari di Sant’Agostino, presenti nell’area monregalese già dal XII secolo.

Il priorato svolse per secoli una funzione religiosa e amministrativa sul territorio circostante, come attestano le fonti d’archivio e le visite pastorali.

Del complesso originario restano la chiesa, dedicata a San Biagio, e strutture annesse riconducibili all’organizzazione monastica.

L’edificio sacro presenta un impianto semplice, coerente con la tipologia dei priorati rurali.

Nel corso dell’età moderna il complesso perse progressivamente la funzione conventuale, subendo trasformazioni d’uso.

L’ex priorato costituisce una testimonianza documentata della presenza monastica medievale nel territorio di Mondovì e del ruolo religioso esercitato nelle campagne circostanti.

 

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Borghi e Memorie di Pietra e Arte

Architetture sacre e memorie medievali nel paesaggio dell’Alta Langa
Monesiglio e la Madonna di San Biagio
A cura di Grazia Salinelli

Santuario di Santa Maria d'Acqua Dolce - Monesiglio (CN) Santuario di Santa Maria d'Acqua Dolce - Monesiglio (CN)

 

  Monesiglio è un borgo dell’Alta Langa che conserva un patrimonio storico e artistico di grande rilievo, dal castello medievale alle architetture religiose diffuse nel territorio.

L’articolo accompagna il lettore tra pievi romaniche, affreschi medievali e testimonianze rinascimentali, mettendo in luce il legame profondo tra paesaggio, memoria e arte.

Un percorso che restituisce l’identità storica del borgo e delle sue frazioni, tra devozione popolare e stratificazioni architettoniche.

 

Piero Balestrino – Chiesa della Madonna dell’Acqua dolce - Monesiglio

Per approfondire il Santuario di Santa Maria d'acqua Dolce

Piero Balestrino – Chiesa della Madonna dell’Acqua dolce - Monesiglio – Documenti di ChieseRomaniche.it n° 24 – 2026 – 8 Pagine – Scaricabile liberamente

Uno studio dedicato alla chiesa della Madonna dell’Acqua dolce di Monesiglio, antica pieve di origine altomedievale, inserita nel contesto storico e territoriale delle Langhe.

Il documento analizza l’architettura romanica dell’edificio e il prezioso ciclo di affreschi di area romanico-bizantina, offrendo una lettura storico-iconografica attenta e documentata.

Consulta il Testo

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Podcast

Monesiglio tra fortezza militare e rifugio spirituale

Cristo Pantocratore - Santuario di Santa Maria d'Acqua Dolce - Monesiglio (CN) Cristo Pantocratore - Santuario di Santa Maria d'Acqua Dolce - Monesiglio (CN)

 

  Il podcast ripercorre la storia di Monesiglio, borgo strategico dell’alta valle Bormida, analizzandone la duplice natura di presidio militare e luogo di rifugio spirituale.

Il racconto segue l’evoluzione del castello e dell’insediamento, mettendo in relazione la funzione difensiva con la presenza di spazi religiosi e devozionali.

Emergono i legami tra territorio, controllo delle vie di comunicazione e vita comunitaria.

Il borgo viene letto come punto di equilibrio tra potere, protezione e spiritualità.

Un percorso che intreccia architettura, storia locale e memoria del paesaggio.

 

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