Soglie, simboli e memorie
Le chiese medievali custodiscono un linguaggio fatto di immagini, simboli e riferimenti che spesso sfuggono a uno sguardo superficiale.
Un animale scolpito accanto a un portale, una figura dipinta su una parete, un episodio della vita di un santo possono aprire percorsi di conoscenza che vanno ben oltre il loro immediato significato artistico.
Il numero di ottobre prende avvio proprio da una soglia, quella che separa lo spazio esterno dall'interno di un edificio sacro.
Il confronto tra i portali di Canosio e dell'ex chiesa di San Francesco a Cuneo, entrambi caratterizzati dalla presenza di un cane e di un leone, offre l'occasione per interrogarsi sul valore simbolico delle raffigurazioni animali e sul significato della loro collocazione.
Figure che possono richiamare vigilanza, forza e protezione, ma la cui interpretazione richiede sempre attenzione al contesto storico e artistico.
Dalla soglia architettonica il percorso si estende a quella, più profonda, tra la vita e la morte.
L'approfondimento dedicato agli psicopompi, le figure che nelle diverse tradizioni accompagnano le anime nell'aldilà, ci conduce attraverso un patrimonio di credenze e rappresentazioni che il cristianesimo medievale ha in parte accolto e trasformato.
In questo universo simbolico si inserisce anche la figura di San Dionigi, la cui singolare iconografia di santo cefaloforo testimonia la capacità del racconto agiografico di tradurre il martirio e la fede in immagini di grande forza espressiva.
Il viaggio prosegue a Castelnuovo di Ceva, dove la Cappella di San Maurizio conserva uno straordinario ciclo di affreschi quattrocenteschi.
Qui le immagini diventano testimonianza non soltanto della devozione, ma anche della cultura materiale e della società del tempo.
Abiti, armature, oggetti e particolari della vita quotidiana accompagnano le narrazioni sacre, offrendo preziosi elementi per comprendere il mondo nel quale quelle opere furono realizzate.
La conoscenza della cappella si amplia infine a quella del borgo che la ospita, attraverso un percorso che intreccia architettura, vicende storiche, attività umane e paesaggio.
Le testimonianze artistiche acquistano così un significato ancora più ricco quando vengono ricondotte ai luoghi e alle comunità che le hanno prodotte e conservate.
Soglie, simboli e memorie sono dunque tre prospettive attraverso le quali leggere questo numero, ma anche tre modi complementari di avvicinarsi al patrimonio medievale.
Osservare i particolari, comprenderne i possibili significati e ricostruirne il contesto permette di andare oltre la semplice contemplazione delle opere, trasformando ogni visita e ogni scoperta in un'occasione di conoscenza.
ChieseRomaniche.it, con questo numero, continua il lavoro di documentazione e valorizzazione con lo stesso intento che ne guida il percorso da 33 anni: offrire strumenti di conoscenza, non semplici suggestioni; restituire contesto ai luoghi, non soltanto immagini; aiutare il lettore a riconoscere nel patrimonio sacro piemontese e valdostano una trama viva di arte, storia e cultura.
Vi auguriamo una piacevole lettura e non vediamo l’ora di ritrovarvi nel prossimo appuntamento di novembre, per proseguire insieme questo lungo viaggio nel patrimonio storico-artistico del Piemonte e della Valle d’Aosta.
Marco Actis Grosso
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L’articolo prende avvio da una singolare corrispondenza osservata in due portali medievali del territorio cuneese: quello dell’antica parrocchiale di Canosio, riferito al XIV secolo, e quello dell’ex chiesa di San Francesco a Cuneo, realizzato dai fratelli Zabreri di Pagliero nel 1481.
In entrambi, ai lati dell’ingresso, compaiono le figure di un leone e di un cane, pur inserite in composizioni e contesti stilistici differenti.
Il confronto diventa occasione per approfondire il ruolo degli animali nella scultura medievale e il loro possibile significato quando sono collocati presso la soglia di un edificio sacro.
Il cane, associato nei bestiari alla fedeltà, alla vigilanza e alla protezione, può assumere la funzione simbolica di custode; il leone presenta invece una simbologia più articolata, che comprende forza, autorità e protezione.
Senza forzare una lettura univoca, l’articolo indaga quindi la possibile relazione tra le due figure e apre una prospettiva più ampia: verificare se l’associazione cane-leone ricorra anche in altri portali medievali piemontesi e se appartenga al repertorio delle botteghe lapicide oppure risponda a specifiche esigenze simboliche delle comunità committenti.
L’articolo di Giancarla Rosso esplora la figura dello psicopompo, il “traghettatore dell’anima” che, dalle antiche culture egizia, greco-romana, celtica e germanica, accompagna simbolicamente il defunto nel passaggio verso l’aldilà.
Nel mondo cristiano medievale questo ruolo trova una delle sue espressioni più significative in San Michele Arcangelo, guida delle anime e protagonista della psicostasi, la pesatura dell’anima del defunto.
Il percorso si amplia poi all’iconografia animale delle chiese romaniche e gotiche: cervo, grifone, cavallo, orso e leone assumono differenti funzioni simboliche legate al passaggio, alla protezione e alla rinascita.
Affreschi e sculture conservati in Piemonte e Valle d’Aosta, da San Giorio di Susa a Cavagnolo, da Castelnuovo di Ceva a Sarriod de la Tour, diventano così esempi concreti attraverso i quali leggere la persistenza e la trasformazione di un antico patrimonio simbolico nell’arte medievale.
Glossario
A cura di Giancarla Rosso
Psicopompo
In tutte le culture e in tutte le religioni si trovano figure che hanno il compito di accompagnare le anime dei morti nell’oltretomba.
Esse sono definite con un termine greco “psicopompi” da “psyché” (anima) e pompòs” (colui che trasporta).
Gli “psicopompi” sono potenti simboli di transizione, guida e protezione spirituale che sottendono l’idea della morte come viaggio, come trapasso, uno dei nuclei intorno a cui ruota l’idea di religione e del sacro in genere.
Queste figure non sono divinità vere e proprie perché non giudicano, ma accompagnano soltanto le anime offrendo conforto.
Nelle religioni politeiste sono traghettatori delle anime Ermes ed Ecate per i Greci; Osiride con l’aiutante Anubi per gli Egizi; Charun per gli Etruschi; Lùg per i Celti; Odino per i Germanici.
Nel contesto cristiano la figura di Lùg continua ad essere venerata e si trasforma fino ad assumere le sembianze dell’Arcangelo Michele dalle grandi ali colorate, abbigliato come un cavaliere medievale, con in una mano la spada e nell’altra la bilancia per pesare le anime.
Egli diventa una guida per il passaggio dall’ignoranza alla conoscenza, dalla carne allo spirito per la salvezza dell’anima.
Alcuni animali facenti parte del bestiario medievale possono altresì essere considerati “psicopompi”, traghettatori spirituali: il cervo, uno psicopompo contemplativo, orienta lo spirito verso Dio; il grifone per la sua immagine ibrida con testa di leone e artigli d’aquila perché ha una doppia natura, terrena e celeste.
Il cavallo che deriva dalla mitologia celtica possiede la capacità di cavalcare tra due mondi; l’orso che cade in letargo e in primavera “ritorna alla vita” e infine il leone per la credenza che i suoi cuccioli nascano morti e che lui li rianimi dopo tre giorni col suo soffio vitale
San Dionigi - Scheda agiografica
San Dionigi, vissuto nel III secolo, è venerato come primo vescovo di Parigi e martire.
Evangelizzatore della Gallia, secondo la tradizione fu decapitato a Montmartre insieme ai compagni Rustico ed Eleuterio.
La leggenda agiografica racconta che, dopo il martirio, raccolse la propria testa e proseguì il cammino: per questo è uno dei più noti santi cefalofori ed è spesso raffigurato con il capo tra le mani.
Sul luogo della sua sepoltura sorse la celebre basilica di Saint-Denis.
La sua memoria liturgica ricorre il 9 ottobre.
Approfondimento d'autore
A cura di Piero Balestrino
L’approfondimento di Piero Balestrino ripercorre la figura di San Dionigi, primo vescovo di Parigi e martire del III secolo, dalla sua attività di evangelizzazione in Gallia fino al martirio insieme a Rustico ed Eleuterio.
Particolare attenzione è dedicata alla tradizione agiografica secondo cui, dopo la decapitazione, Dionigi avrebbe raccolto la propria testa e continuato il cammino: episodio da cui deriva la sua caratteristica iconografia di santo cefaloforo.
Il testo ricorda inoltre la nascita del santuario e della successiva basilica di Saint-Denis, centro fondamentale del suo culto e necropoli dei re di Francia.
Chiude l’approfondimento una precisazione sulla distinzione storica tra San Dionigi di Parigi e Dionigi l’Areopagita, a lungo identificati nella tradizione medievale, e sui principali attributi iconografici del santo: il bastone pastorale e la palma del martirio.
Piero Balestrino, La voce degli affreschi - La Cappella di San Maurizio a Castelnuovo di Ceva, Documenti di ChieseRomaniche.it, n. 31, Ottobre 2026, 15 pagine, scaricabile liberamente.
Il documento di Piero Balestrino conduce alla scoperta della Cappella di San Maurizio a Castelnuovo di Ceva, antico edificio di origine romanica oggi inserito nel cimitero e dominato dalla torre superstite del castello medievale.
Il nucleo principale del contributo è dedicato al pregevole ciclo di affreschi del presbiterio, datato 10 ottobre 1459, attribuito da alcuni studiosi ad Antonio da Monteregale.
Le pareti illustrano il martirio di San Maurizio e della Legione Tebea, la Crocifissione, la Natività e l’Adorazione dei Magi, mentre sulla volta compaiono Evangelisti e Dottori della Chiesa.
Particolare attenzione è riservata ai numerosi dettagli – armature, abiti, animali, arredi, libri e strumenti di scrittura – che fanno del ciclo pittorico anche una preziosa testimonianza della cultura materiale del Quattrocento.
Il documento propone così una lettura ravvicinata degli affreschi, mettendone in evidenza iconografia, particolari figurativi e legami con il contesto storico e artistico del territorio.
La Chiesa di San Maurizio di Castelnuovo di Ceva, oggi cappella cimiteriale, fu l’antica chiesa parrocchiale del paese.
Il nucleo più antico è costituito da una piccola cappella a pianta pressoché quadrata, successivamente trasformata nel presbiterio di un’aula rettangolare più ampia.
Il principale interesse storico-artistico dell’edificio è rappresentato dal vasto ciclo di affreschi tardogotici datato 10 ottobre 1459, concentrato nel presbiterio e sviluppato sulle pareti, sulla volta e nel sottarco.
Le pitture appartengono alla cultura ligure-monregalese della metà del Quattrocento; è stata proposta, con riserve, un’attribuzione ad Antonio da Monteregale.
Il programma figurativo comprende episodi della vita e del martirio di San Maurizio e della Legione Tebea, la Natività, l’Adorazione e il corteo dei Magi, la Crocifissione, San Michele Arcangelo, gli Evangelisti e i Dottori della Chiesa.
A una fase successiva appartiene la raffigurazione della Sacra Sindone, collegata tradizionalmente al passaggio del Sacro Lenzuolo nel territorio durante il trasferimento verso Genova nel 1706.
La chiesa fu restaurata nella metà dell’Ottocento e gli affreschi sono stati interessati da ulteriori interventi conservativi in epoca recente.
Castelnuovo di Ceva - Tra affreschi, pietre e argento
A cura di Grazia Salinelli
Il contributo di Grazia Salinelli accompagna alla scoperta di Castelnuovo di Ceva, piccolo borgo della Valle Cevetta, al confine tra Piemonte e Liguria, ripercorrendone le vicende storiche e il patrimonio architettonico e artistico.
Antico centro strategico lungo le vie di collegamento tra i marchesati piemontesi e la costa ligure, conserva importanti testimonianze medievali, tra cui la torre superstite del castello, edificata in pietra arenaria.
Il percorso attraversa il centro abitato, soffermandosi sulla parrocchiale di San Maurizio e Maria Vergine Assunta, sulle cappelle del Sacro Cuore e di San Giuseppe e sul pilone votivo dell’Annunciazione.
Particolare rilievo è riservato alla Cappella romanica di San Maurizio, che custodisce un prezioso ciclo di affreschi tardogotici datato 1459, con scene della vita e del martirio del santo, della Legione Tebea e altre raffigurazioni sacre.
L’approfondimento si estende alla storia della Miniera delle Gorre, testimonianza dell’attività estrattiva argentifera, e al paesaggio circostante, attraversato da antichi sentieri e percorsi escursionistici.
Ne emerge il ritratto di un borgo in cui architettura medievale, pittura quattrocentesca, storia mineraria e ambiente naturale costituiscono un patrimonio culturale articolato e ancora leggibile.
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ChieseRomaniche.it, Soglie, simboli e memorie, Rivista Mensile Digitale, n. 70, ottobre 2026.
Disponibile all’indirizzo: www.chieseromaniche.it/Rivista/Chiese-Romaniche-Gotiche-Rinascimentali-Piemonte-Valle-dAosta-Rivista-70-Ottobre-2026.htm