Rivista Digitale n. 66 di ChieseRomaniche.it - Figure, vesti e borghi: il patrimonio racconta l’identità

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Rivista Digitale

Figure, vesti e borghi: il patrimonio racconta l’identità

Numero
66
Data
15 maggio 2026
Direzione editoriale
Marco Actis Grosso
Redazione
Marco Actis Grosso, Piero Balestrino, Mario Falchi, Kostik, Giancarla Rosso, Grazia Salinelli
Ambito territoriale
Piemonte e Valle d’Aosta

Figure, vesti e borghi: il patrimonio racconta l’identità

Ogni chiesa custodisce una storia visibile e una storia da interpretare.

Le pietre, gli affreschi, gli abiti dipinti, le figure dei santi, gli spazi conventuali e le memorie dei borghi non sono mai elementi isolati: formano un linguaggio complesso, attraverso il quale le comunità hanno raccontato se stesse, la propria fede, le proprie tensioni spirituali e il proprio rapporto con il tempo.

Questo numero della Rivista Digitale di ChieseRomaniche.it invita proprio a leggere questi segni con maggiore attenzione.

Il filo conduttore non è soltanto quello dell’arte sacra, ma quello dell’identità: identità religiosa, monastica, civile, territoriale.

Gli abiti dei religiosi nel Medioevo, al centro del contributo di Giancarla Rosso, non sono semplici dettagli figurativi.

Nelle immagini dipinte o scolpite diventano strumenti di riconoscimento, codici visivi, segni di appartenenza e di scelta spirituale.

La foggia di una veste, la sobrietà di un saio, la ricchezza di un paramento o la presenza di un copricapo possono guidare il lettore dentro il mondo degli ordini religiosi, delle gerarchie ecclesiastiche e delle forme della devozione medievale.

Accanto a questo tema si colloca l’approfondimento sulla vanità, che allarga lo sguardo dal vestiario alla dimensione morale e simbolica.

Tra Medioevo e primo Rinascimento, l’apparenza non è mai neutra: può diventare segno di superbia, attaccamento al mondo, seduzione del transitorio.

Specchi, cosmetici, abiti lussuosi, oggetti preziosi e immagini profane vengono letti entro una cultura religiosa che invita a distinguere tra bellezza e inganno, tra ornamento e dispersione spirituale.

La figura di San Domenico di Guzmán introduce un altro aspetto decisivo di questo percorso: la forza della parola, dello studio e della predicazione.

Fondatore dell’Ordine dei Predicatori, Domenico appare come una figura centrale della spiritualità medievale, capace di unire rigore, povertà, dottrina e impegno missionario.

La sua iconografia, con il giglio, il libro, la stella e il cane con la torcia, dimostra ancora una volta quanto l’immagine sacra sia un testo da leggere, un sistema di simboli pensato per trasmettere memoria e riconoscimento.

Il numero si apre poi a un orizzonte rinascimentale e post-tridentino con Bosco Marengo, luogo profondamente legato a papa San Pio V.

La chiesa del Sacro Cuore e Tutti i Santi, con il suo complesso conventuale, le opere attribuite a Giorgio Vasari, il coro ligneo e il programma iconografico del Giudizio Universale, rappresenta una testimonianza significativa di come arte, riforma religiosa e committenza ecclesiastica possano fondersi in un progetto unitario.

Non si tratta soltanto di visitare un monumento, ma di comprendere un clima storico, una visione della Chiesa e un modo di usare l’arte come strumento di fede, disciplina e memoria.

La cappella conventuale di Santa Caterina ad Aosta conduce invece dentro un contesto più raccolto, dove il piccolo campanile romanico, le tracce dell’antico complesso monastico femminile e l’affresco quattrocentesco della Madonna in trono con il Bambino restituiscono il valore discreto delle sopravvivenze.

In luoghi come questo, ciò che resta non è soltanto frammento: è testimonianza.

Anche una pittura superstite, una porta, un campanile o una memoria conventuale possono raccontare secoli di vita religiosa e comunitaria.

Infine, il viaggio tra Rocca Grimalda e Silvano d’Orba amplia il racconto al paesaggio dei borghi, dove castelli, chiese, santuari, pievi, tradizioni popolari e memorie locali compongono un patrimonio fatto di pietra e di vita.

Qui il sacro non è separato dal territorio, ma ne diventa parte integrante: accompagna le strade, le feste, le devozioni, le architetture civili e le identità comunitarie.

Questo numero, nel suo insieme, ci ricorda che il patrimonio ecclesiastico non si esaurisce nella bellezza degli edifici.

È un sistema di segni da interrogare.

Ogni abito dipinto, ogni santo riconoscibile dai suoi attributi, ogni convento, ogni cappella, ogni borgo e ogni tradizione conserva una parte della storia collettiva.

Guardare con attenzione significa quindi superare la superficie e ritrovare il legame profondo tra immagine, fede, cultura e territorio.

ChieseRomaniche.it continua questo lavoro di documentazione e valorizzazione con lo stesso intento che ne guida il percorso da anni: offrire strumenti di conoscenza, non semplici suggestioni; restituire contesto ai luoghi, non soltanto immagini; aiutare il lettore a riconoscere nel patrimonio sacro piemontese e valdostano una trama viva di arte, storia e spiritualità.

Vi auguriamo una piacevole lettura e non vediamo l’ora di ritrovarvi nel prossimo appuntamento di giugno, per proseguire insieme questo lungo viaggio tra arte, storia e spiritualità!

Marco Actis Grosso

Campanile di Santa Caterina ad Aosta
Campanile di Santa Caterina ad Aosta
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Novità dal sito

Dall’ultimo numero della rivista il sito si è arricchito di nuove schede, aggiornamenti e approfondimenti in più sezioni.

Architetture e temi – Battisteri e fonti battesimali Si amplia la sezione Battisteri e fonti battesimali con un nuovo approfondimento sul fonte in stile Zabreri di Lagnasco.
Approfondimenti Glossario Il Glossario accoglie nuove voci: autodafé, casula, cingolo, cocolla, pianeta, scapolare, soggolo, tonsura e vanità.
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Figure, vesti e borghi: il patrimonio racconta l’identità

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Articolo

Parole cucite nel silenzio

A cura di Giancarla Rosso

Podcast

Le vesti dei religiosi nel Medioevo

Esempio di abbigliamento religioso nell'Abbazia dei Santi Nazario e Celso a San Nazzaro Sesia
Esempio di abbigliamento religioso, San Nazzaro Sesia (NO), Abbazia dei Santi Nazario e Celso

Il contributo Parole cucite nel silenzio, curato da Giancarla Rosso, propone una lettura del mondo religioso medievale attraverso il linguaggio delle vesti.

L’abito diventa una chiave interpretativa per comprendere non solo le differenze tra ruoli ecclesiastici e ordini religiosi, ma anche il significato di una spiritualità che si esprime attraverso materia, colori e forme.

Il testo si sviluppa tra ricostruzione storica e lettura simbolica, mostrando come, nel Medioevo, la semplicità o la ricchezza delle vesti non fosse mai casuale, ma portatrice di un preciso valore religioso e sociale.

Dalla sobrietà dei monaci benedettini alla povertà degli ordini mendicanti, fino alla solennità dei paramenti liturgici, emerge una gerarchia visibile che riflette quella spirituale e istituzionale della Chiesa.

Il contributo richiama inoltre le tensioni interne tra esigenza di decoro e critica al lusso, già presenti nella riflessione religiosa del tempo.

Il collegamento con gli affreschi delle chiese romaniche consente di leggere dettagli come la tonsura, il colore degli abiti o la foggia dei copricapi come elementi di riconoscimento iconografico. Attraverso questi segni, il lettore è guidato a riconoscere santi, monaci e prelati, riscoprendo il valore didattico e narrativo delle immagini sacre.

Nel suo insieme, il documento offre una prospettiva utile per osservare con maggiore attenzione gli affreschi e le rappresentazioni sacre, restituendo profondità a elementi spesso percepiti come secondari ma fondamentali per la cultura medievale.

Approfondimento di glossario

Vanità

A cura di Giancarla Rosso

L’approfondimento di glossario riguarda un tema comune agli articoli sul vestiario pubblicati finora: la o le vanità.

La vanità, tra Medioevo e primo Rinascimento, è insieme un comportamento e un sistema di segni: da un lato vizio morale legato alla superbia e all’autocompiacimento, dall’altro insieme di oggetti e immagini che incarnano l’attaccamento al mondo materiale.

La sua rappresentazione, ricca di riferimenti simbolici, riflette una visione della vita orientata alla trascendenza, in cui la bellezza e i beni terreni sono percepiti come transitori e potenzialmente ingannevoli.

Nel lessico morale e figurativo tra Medioevo e primo Rinascimento, il termine “vanità” assume una duplice valenza, insieme concreta e spirituale, che lo rende particolarmente significativo per comprendere la cultura religiosa e visiva dell’epoca.

Restando legati all’ambito del vestiario, erano considerati vanità gli oggetti potenzialmente peccaminosi come specchi, cosmetici, abiti lussuosi e perfino strumenti musicali.

Ma le “vanità” inclusero anche libri ritenuti immorali, manoscritti contenenti canzoni profane, dipinti e immagini ispirate alla mitologia classica.

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Biblioteca - Libri e documenti

Chiesa del Sacro Cuore e Tutti i Santi – Bosco Marengo

di Piero Balestrino

Podcast

Pio V e l’ossessione di Bosco Marengo

Copertina del documento di Piero Balestrino dedicato alla chiesa del Sacro Cuore e Tutti i Santi a Bosco Marengo
Piero Balestrino, Chiesa del Sacro Cuore e Tutti i Santi – Bosco Marengo

Piero Balestrino, Chiesa del Sacro Cuore e Tutti i Santi – Bosco Marengo, Documenti di ChieseRomaniche.it, n. 27, maggio 2026, 19 pagine, scaricabile liberamente.

Il documento dedicato alla chiesa del Sacro Cuore e Tutti i Santi di Bosco Marengo offre un contributo alla conoscenza di uno dei complessi monumentali più significativi del Piemonte, strettamente legato alla figura di papa San Pio V.

Il testo accompagna il lettore in un percorso che intreccia storia, architettura e arte, ricostruendo le vicende costruttive dell’edificio, nato nel clima della riforma tridentina, e illustrandone le trasformazioni nei secoli successivi.

Particolare rilievo assume la lettura degli spazi interni, dalle cappelle laterali al transetto, fino all’area presbiteriale, dove emergono opere attribuite a Giorgio Vasari e ad altri protagonisti della cultura artistica tra Cinque e Seicento.

Il documento valorizza inoltre elementi meno noti ma di grande interesse, come il coro ligneo riccamente scolpito e il programma iconografico che attraversa l’intero edificio, culminando nel Giudizio Universale.

L’insieme restituisce un quadro chiaro e accessibile, capace di collegare il monumento alla storia religiosa, artistica e culturale del territorio.

La pubblicazione contribuisce così alla valorizzazione del patrimonio storico-artistico locale, inserendo Bosco Marengo in un contesto più ampio di committenza ecclesiastica, arte post-tridentina e memoria territoriale.

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Approfondimento agiografico

San Domenico di Guzmán

A cura di Giancarla Rosso
San Domenico di Guzmán, Saluzzo, Refettorio di San Giovanni
San Domenico di Guzmán, Saluzzo (CN), Refettorio di San Giovanni

San Domenico di Guzmán - Scheda Agiografica

Nella scheda agiografica San Domenico di Guzmán è presentato come fondatore dell’Ordine dei Predicatori e figura centrale della spiritualità medievale, legata ai valori di purezza, penitenza e predicazione.

La scheda ne evidenzia il percorso di vita, dall’impegno nella lotta alle eresie alla fondazione dell’Ordine domenicano, fondato su studio, povertà e diffusione della parola.

Vengono inoltre descritti gli elementi iconografici utili al riconoscimento, come il giglio, il libro, la stella sulla fronte e il cane con la torcia.

La pagina segnala anche tradizioni, episodi leggendari e riferimenti al culto, contribuendo a delineare una figura complessa tra storia e devozione.

Completano la scheda alcune immagini di opere conservate in chiese del territorio.

Approfondimento d'autore

San Domenico di Guzmán - La purezza e la penitenza

A cura di Giancarla Rosso

Un ritratto di San Domenico di Guzmán, figura centrale della spiritualità medievale, tra rigore, predicazione e profonda umanità.

Il testo ripercorre la sua vita, dalla formazione alla fondazione dell’Ordine domenicano, evidenziando il valore della povertà, dello studio e della parola come strumenti di rinnovamento religioso.

Tra storia, iconografia e tradizione, emerge una figura capace di incidere profondamente nella cultura europea, oltre ogni semplificazione o lettura stereotipata.

Approfondimento di glossario

Autodafé

A cura di Giancarla Rosso

L’autodafé, “atto di fede” di origine iberica, fu una solenne cerimonia pubblica attraverso cui le Inquisizioni spagnola e portoghese proclamavano le sentenze contro gli eretici, spesso culminando nella condanna al rogo eseguita dal potere civile.

Ritualizzato tra Messa, processione e lettura pubblica delle pene, rappresentava un momento di forte esposizione simbolica e di controllo sociale.

Nato nel contesto dell’Inquisizione istituita nel XIII secolo, l’autodafé si diffuse nei territori soggetti alla Spagna e al Portogallo, dall’Europa alle colonie.

Introdotto nel 1481 a Siviglia sotto Torquemada, rimase in uso fino al XVIII secolo, lasciando una testimonianza controversa e drammatica della storia religiosa e politica dell’età moderna.

Autodafé
Autodafé
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Chiese del mese

Bosco Marengo e Aosta

Questo mese la rivista mette in evidenza due edifici sacri legati al mondo conventuale.

La chiesa del Sacro Cuore e Tutti i Santi a Bosco Marengo, in provincia di Alessandria, voluta da papa Pio V nel 1566 come parte di un grande complesso conventuale, e la cappella conventuale di Santa Caterina ad Aosta, con il suo campaniletto romanico e un affresco di fine Quattrocento, permettono di leggere il rapporto tra architettura religiosa, memoria storica e vita comunitaria.

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La chiesa del Sacro Cuore e Tutti i Santi a Bosco Marengo (AL)

Sulle orme dell’antico splendore A cura di Piero Balestrino

La chiesa del Sacro Cuore e Tutti i Santi a Bosco Marengo
La chiesa del Sacro Cuore e Tutti i Santi a Bosco Marengo (AL)

La chiesa del Sacro Cuore e Tutti i Santi a Bosco Marengo fu voluta da papa Pio V nel 1566 come parte di un grande complesso conventuale, costruito secondo i principi del Concilio di Trento.

Il progetto è attribuito a Giovanni Lippi, con decorazioni di Giorgio Vasari.

Dopo la morte del papa, i lavori furono completati dal cardinale Michele Bonelli; nel tempo il complesso subì modifiche, chiusure, anche durante il periodo francese, e diversi utilizzi, fino ai restauri del Novecento e alla creazione del museo nel 2011.

La chiesa presenta una facciata rinascimentale ben conservata e un interno a navata centrale con numerose cappelle laterali ricche di opere d’arte, tra cui dipinti di Vasari e di altri artisti, dedicati principalmente a santi domenicani ed episodi religiosi.

Il transetto ospita altari, sculture, dipinti e quello che doveva essere il mausoleo di Pio V, poi realizzato a Roma.

L’altare maggiore sostituisce la struttura originale del Vasari, di cui resta il Crocifisso.

Particolare rilievo assume il coro ligneo cinquecentesco, ricco di figure sacre e simboliche, insieme al grande Giudizio Universale del Vasari, che rappresenta la lotta tra bene e male.

Nel complesso, la chiesa costituisce una testimonianza significativa del Rinascimento post-tridentino e conserva un patrimonio storico, artistico e religioso di notevole interesse.

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Cappella conventuale di Santa Caterina ad Aosta

Un campanile romanico tra i resti romani A cura di Piero Balestrino

La cappella di Santa Caterina ad Aosta
La cappella di Santa Caterina ad Aosta

A qualche centinaio di metri dalla torre dei Balivi, a sud di una stradina che costeggia i resti romani, si eleva il piccolo campanile romanico della cappella conventuale di Santa Caterina, con bifore e cuspide a piramide.

Il complesso, costruito nel 1247, fu la sede del primo e unico ordine femminile della Valle d’Aosta fino al XVII secolo, quando arrivarono in città i monasteri della Visitazione, nell’attuale piazza Roncas, e delle Canonichesse di Lorena, nei pressi di piazza Narbonne.

Nel giardino, la cui visita è possibile chiedendo il permesso alle suore, sono presenti sette arcate superstiti delle sessanta che componevano l’anfiteatro romano, la cui ellissi era decorata con un ordine dorico bugnato e poteva contenere fino a ventimila persone. Sono inoltre visibili alcuni resti del teatro romano. Nel frutteto sono presenti lapidi e pietre romane.

L’ingresso del complesso monastico, costruito nel XIII secolo e dal 1831 abitato dalle suore di San Giuseppe, è posto lungo via Anfiteatro.

Sulla porta di accesso si conserva un affresco di fine Quattrocento che raffigura la Madonna in trono, in ampia veste azzurra, con il Bambino ritto sulla sua gamba destra. A sinistra è raffigurata Santa Caterina e, a destra, San Francesco che regge un piccolo crocifisso. In alto e ai lati quattro angeli completano la scena. Nella parte inferiore è dipinto un Cristo della Veronica. È purtroppo l’unico residuo pittorico del complesso giunto fino a noi.

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Borghi e memorie di pietra e arte

Silvano d’Orba e Rocca Grimalda

A cura di Grazia Salinelli

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Castelli e pievi, oro e briganti nell'Oltregiogo ovadese

Parrocchiale di San Giacomo Maggiore a Rocca Grimalda e Santuario di San Pancrazio a Silvano d'Orba
Parrocchiale di San Giacomo Maggiore, Rocca Grimalda (AL), e Santuario di San Pancrazio, Silvano d’Orba (AL)

Rocca Grimalda è un borgo medievale dell’Oltregiogo ovadese, sorto attorno al suo castello sulla sommità di uno sperone roccioso che domina la valle dell’Orba.

La sua storia, segnata da funzioni difensive, passaggi feudali e legami profondi con Genova, si riflette ancora oggi nell’impianto del centro storico, nelle case a corte, nelle antiche mura e nei percorsi che attraversano il paese.

L’articolo accompagna alla scoperta del borgo e delle sue principali testimonianze artistiche e religiose: dal castello alla parrocchiale di San Giacomo Maggiore, dalla chiesa di Santa Limbania, monumento nazionale, agli oratori e alle cappelle campestri disseminate nel territorio.

Accanto alla pietra e all’arte, Rocca Grimalda conserva vive tradizioni popolari di forte identità, come la Lachera, antica danza del Carnevale, e la Peirbuieira, piatto tipico della cultura contadina.

Silvano d’Orba è un borgo dell’Oltregiogo ovadese, noto come “Borgo della Grappa” per le sue distillerie tradizionali, situato tra l’Orba e il Piota e suddiviso tra Villa inferiore e Villa superiore.

La sua storia, legata a insediamenti romani, sabbie aurifere, memorie della mitica Rondanaria e passaggi feudali tra Zucca, Adorno, Genova e Savoia, si riflette nei ruderi fortificati e nel Castello Adorno.

L’articolo accompagna alla scoperta delle principali testimonianze artistiche e religiose: dai Torrazzi alla chiesa di San Giovanni Battista, dalla Pieve di Santa Maria in Prelio, una delle più antiche della diocesi, alla chiesa di San Pietro e al Santuario di San Pancrazio.

Accanto alle architetture civili e sacre, Silvano d’Orba conserva luoghi di devozione popolare, memorie comunitarie e percorsi nel paesaggio dell’Oltregiogo.

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Come citare questo numero

ChieseRomaniche.it, Figure, vesti e borghi: il patrimonio racconta l’identità, Rivista Digitale, n. 66, maggio 2026.

Disponibile all’indirizzo: www.chieseromaniche.it/Rivista/Chiese-Romaniche-Gotiche-Rinascimentali-Piemonte-Valle-dAosta-Rivista-66-Maggio-2026.htm