Il fonte battesimale di Isasca, conservato nella Parrocchiale di San Massimo e datato 1450, è un manufatto di particolare interesse per la storia dell’arte sacra piemontese, per la liturgia battesimale e per la lettura delle iscrizioni medievali.
La scheda lo colloca tra i fonti battesimali riconducibili ai modi dello stile Zabreri, con la necessaria prudenza attributiva. Il valore del manufatto emerge dal fronte del catino, dove compare una formula del Credo oggi segnata da fratture e lacune, dall’estradosso con foglie di palma, dallo stelo con sigle dell’Ave Maria alternate a simboli religiosi e richiami araldici, e dal piede circolare con otto archi discendenti.
Questa pagina sintetizza i principali elementi della scheda PDF, rimandando alla documentazione completa, alle fotografie del fonte e alla scheda della chiesa.
Il fonte battesimale della Parrocchiale di San Massimo a Isasca si inserisce nella tradizione dei manufatti liturgici in pietra destinati al rito del Battesimo. La datazione al 1450 lo colloca nel pieno del Quattrocento piemontese, in un contesto nel quale iscrizione, simboli religiosi, decorazione scolpita e richiami araldici concorrono a definire il valore del manufatto.
La scheda segnala anche lo stato di conservazione non ottimale del fonte, con fratture, lacune e zone compromesse. Proprio per questo la lettura delle iscrizioni e dei singoli elementi decorativi assume particolare rilievo, perché consente di ricostruire il significato liturgico, simbolico e storico-artistico dell’insieme.
Il fronte del catino conserva una formula del Credo, con riferimento a Dio Padre onnipotente e creatore del cielo e della terra. Il testo è ancora leggibile, ma la scheda evidenzia un pessimo stato di conservazione, con fratture, tentativi di intervento e un’importante lacuna in corrispondenza di una parte della sequenza iscritta.
La lettura epigrafica mette in evidenza anche particolarità grafiche, come la resa abbreviativa della M finale di CREATOREM. Il fonte di Isasca si presenta quindi come un documento fragile ma significativo, nel quale la professione di fede resta leggibile nonostante le compromissioni materiali.
Nel fonte di Isasca il valore documentario dell’iscrizione è strettamente legato anche al suo stato di conservazione: la pietra conserva il testo, ma mostra chiaramente le tracce del tempo e delle fratture subite dal manufatto.
L’estradosso del catino è articolato in otto trapezoidi convessi impostati su archi anepigrafi. Le nervature sono decorate con foglie di palma, motivo vegetale che contribuisce alla scansione formale del manufatto e ne arricchisce il valore simbolico-decorativo.
La scelta di alternare superfici geometriche e motivi vegetali rientra in un linguaggio scultoreo nel quale la funzione liturgica del fonte si unisce alla costruzione ornamentale. La decorazione non è accessoria, ma parte integrante della lettura complessiva dell’oggetto sacro.
Sull’ottagono dello stelo compaiono le sigle dell’Ave Maria alternate a simboli religiosi e richiami araldici. La scheda segnala la presenza dell’anello di Salomone tra A e M, della Trinità e della Gerusalemme Celeste tra M e G, oltre all’arma Saluzzo tra G e P.
Questi elementi fanno dello stelo una parte particolarmente significativa del manufatto: le sigle mariane, i riferimenti alla Trinità, alla Gerusalemme Celeste e all’araldica locale compongono un linguaggio nel quale devozione, simbolo e memoria territoriale si intrecciano.
Il piede del fonte è circolare e porta una corona di otto archi discendenti anepigrafi. La sua struttura completa la scansione verticale del manufatto, collegando il catino e lo stelo a una base sobria ma coerente con il disegno complessivo.
Il fonte battesimale di Isasca è ricondotto ai modi dello stile Zabreri. Questa formula va intesa con prudenza: non come attribuzione assoluta, ma come indicazione di affinità formali, decorative ed epigrafiche con un linguaggio scultoreo diffuso nell’area piemontese e alpina tra tardo Medioevo e primo Rinascimento. In questo senso, il manufatto rientra nel più ampio percorso dedicato ai fonti battesimali Zabreri in Piemonte.
La scheda completa di Mario M. Falchi approfondisce la lettura delle iscrizioni e dei principali elementi simbolici del fonte battesimale. La documentazione fotografica permette di osservare il manufatto nei dettagli, mentre la scheda della chiesa consente di collocarlo nel contesto architettonico e religioso della Parrocchiale di San Massimo.
Il fonte battesimale di Isasca, conservato nella Parrocchiale di San Massimo e datato 1450, è un manufatto di notevole interesse per la lettura delle iscrizioni e per il rapporto tra liturgia battesimale, professione di fede e apparato simbolico.
Il fronte del catino conserva una formula del Credo oggi segnata da fratture e lacune, mentre l’estradosso presenta foglie di palma sulle nervature. Lo stelo unisce sigle dell’Ave Maria, simboli religiosi, riferimenti alla Trinità e alla Gerusalemme Celeste e richiami araldici legati all’arma Saluzzo.
Il riferimento ai modi dello stile Zabreri consente di inserire il fonte di Isasca in un più ampio percorso di confronto tra i fonti battesimali piemontesi, nei quali iscrizioni, simboli, araldica e funzione liturgica compongono un linguaggio sacro di particolare rilievo.