Il fonte battesimale del 1498 nella Parrocchiale di San Michele Arcangelo

Il fonte battesimale di Genola, conservato nella Parrocchiale di San Michele Arcangelo e datato 1498, è un manufatto di particolare interesse per la storia dell’arte sacra piemontese, per la liturgia battesimale e per la lettura delle iscrizioni medievali.

La scheda lo colloca tra i fonti battesimali riconducibili ai modi dello stile Zabreri, con la necessaria prudenza attributiva. Il valore del manufatto emerge dal fronte del catino, dove compare la formula liturgica Vidi aquam, dall’estradosso con partiture a trapezoidi e foglie di Ilex aquifolium, dallo stelo con data e frammenti testuali e dal piede a campiture geometriche.

Questa pagina sintetizza i principali elementi della scheda PDF, rimandando alla documentazione completa, alle fotografie del fonte e alla scheda della chiesa.

Località: Genola (CN)

Chiesa: Parrocchiale di San Michele Arcangelo

Datazione: 1498

Ambito: manufatto ricondotto ai modi dello stile Zabreri

Elementi principali: fronte del catino, estradosso, stelo, piede e acquasantiera a muro; formula Vidi aquam, data 1498, frammenti testuali, foglie di Ilex aquifolium, larghe foglie triangolari e arma Galateri.

Il fonte battesimale nella Parrocchiale di Genola

Il fonte battesimale della Parrocchiale di San Michele Arcangelo a Genola si inserisce nella tradizione dei manufatti liturgici in pietra destinati al rito del Battesimo. La data 1498 lo colloca alla fine del Quattrocento, entro un contesto in cui iscrizione, decorazione e funzione liturgica concorrono alla definizione del valore del manufatto.

Il fonte assume particolare rilievo per la presenza della formula Vidi aquam, per la struttura dell’estradosso e del piede e per il richiamo alla piccola acquasantiera a muro con arma Galateri, segnalata dalla scheda nella controfacciata lato sud.

Il fronte del catino e la formula Vidi aquam

Sul fronte del catino compare la formula liturgica Vidi aquam, collegata al tempo pasquale e al tema dell’acqua che sgorga dal tempio. Il testo richiama la dimensione battesimale della purificazione e della salvezza, ponendo in relazione il manufatto con la liturgia dell’acqua e con la celebrazione del Battesimo.

La scheda rimanda al Missale Gregorianum temporis paschalis e all’Antiphonarium, dove la formula è attestata come canto legato all’acqua che procede dal tempio e raggiunge coloro che vengono salvati. Nel fonte di Genola il riferimento liturgico diventa quindi elemento centrale della lettura epigrafica.

La presenza del Vidi aquam orienta la lettura del fonte verso il simbolismo dell’acqua battesimale, intesa come segno di purificazione, rinascita e salvezza.

Estradosso, stelo e piede

L’estradosso del catino è articolato in otto trapezoidi lievemente convessi, intervallati da foglie di Ilex aquifolium sulle nervature. La decorazione vegetale conferisce ordine e ritmo alla struttura del catino, accompagnando la funzione liturgica del manufatto.

Sull’ottagono dello stelo compaiono la data 1498 e alcuni frammenti testuali, tra cui agnus, la sequenza numerica della data e riferimenti abbreviati. Il piede è composto da otto trapezoidi piani o lievemente convessi, separati da larghe foglie triangolari in contatto laterale continuo e delineanti campiture di forma caliciforme.

L’acquasantiera a muro e l’arma Galateri

La scheda segnala anche una piccola acquasantiera a muro, collocata nella controfacciata lato sud. Si tratta di un manufatto in marmo bianco che reca sul fronte l’arma Galateri e una relativa iscrizione, con il riferimento a Paulus Galaterius e a Genola.

Il documento precisa che la piccola dimensione, la collocazione e l’assenza di un legame diretto con il battesimo fanno supporre un’origine come acquasantiera, eventualmente adattata all’occorrenza. Il richiamo all’arma Galateri aggiunge un ulteriore elemento di interesse araldico e storico locale.

Il riferimento ai modi dello stile Zabreri

Il fonte battesimale di Genola è ricondotto ai modi dello stile Zabreri. Questa formula va intesa con prudenza: non come attribuzione assoluta, ma come indicazione di affinità formali, decorative ed epigrafiche con un linguaggio scultoreo diffuso nell’area piemontese e alpina tra tardo Medioevo e primo Rinascimento.

Il richiamo agli Zabreri permette di confrontare il fonte di Genola con altri manufatti della raccolta, nei quali ricorrono iscrizioni, forme geometriche del catino, apparati simbolici, motivi vegetali, segni araldici e attenzione alla funzione liturgica. In questo senso, il manufatto rientra nel più ampio percorso dedicato ai fonti battesimali Zabreri in Piemonte.

PDF, fotografie e scheda della chiesa

La scheda completa di Mario M. Falchi approfondisce la lettura delle iscrizioni e dei principali elementi simbolici del fonte battesimale. La documentazione fotografica permette di osservare il manufatto nei dettagli, mentre la scheda della chiesa consente di collocarlo nel contesto architettonico e religioso della Parrocchiale di San Michele Arcangelo.

Riepilogando

Il fonte battesimale di Genola, conservato nella Parrocchiale di San Michele Arcangelo e datato 1498, è un manufatto di grande interesse per la lettura della formula Vidi aquam, per la struttura decorativa del catino e per il rapporto tra liturgia battesimale e decorazione scolpita.

L’estradosso presenta otto trapezoidi lievemente convessi intervallati da foglie di Ilex aquifolium, mentre lo stelo conserva la data e frammenti testuali. Il piede, con trapezoidi piani o lievemente convessi e larghe foglie triangolari, completa l’impianto geometrico e decorativo del manufatto.

La presenza della piccola acquasantiera a muro con arma Galateri amplia il quadro di lettura, aggiungendo un elemento araldico e storico locale. Il riferimento ai modi dello stile Zabreri consente di inserire il fonte di Genola nel confronto con gli altri fonti battesimali piemontesi della raccolta.