Il fonte battesimale del 1490 nella Parrocchiale di Maria Vergine Assunta

Il fonte battesimale di Caraglio, conservato nella Parrocchiale di Maria Vergine Assunta e datato 1490, è un manufatto di particolare interesse per la storia dell’arte sacra piemontese, per la liturgia battesimale e per la lettura delle iscrizioni medievali.

La scheda lo colloca tra i fonti battesimali riconducibili ai modi dello stile Zabreri, con la necessaria prudenza attributiva. Il valore del manufatto emerge dal fronte del catino, con un’iscrizione battesimale, dall’estradosso scandito da simboli e richiami araldici, dall’ottagono dello stelo con croce patente astile, arma di Savoia, data 1490, leopardino e arma Solaro, e dal piede decorato da foglie di Ilex aquifolium.

Questa pagina sintetizza i principali elementi della scheda PDF, rimandando alla documentazione completa, alle fotografie del fonte e alla scheda della chiesa.

Località: Caraglio (CN)

Chiesa: Parrocchiale di Maria Vergine Assunta

Datazione: 1490

Ambito: manufatto ricondotto ai modi dello stile Zabreri

Elementi principali: fronte del catino, estradosso, ottagono dello stelo e piede; iscrizione battesimale, IHS, sole, arma Savoia, lys de France, foglia di cardo, palma, rosa multipetala, lilium, croce patente astile, leopardino, arma Solaro e foglie di Ilex aquifolium.

Il fonte battesimale nella chiesa di Maria Vergine Assunta

Il fonte battesimale della Parrocchiale di Maria Vergine Assunta a Caraglio si inserisce nella tradizione dei manufatti liturgici in pietra destinati al rito del Battesimo. La datazione al 1490 lo colloca nel tardo Quattrocento piemontese, in un contesto nel quale iscrizione, simboli cristologici, richiami araldici e decorazione vegetale concorrono a definire il valore religioso e figurativo dell’opera.

Il manufatto assume particolare rilievo per la ricchezza del programma decorativo, che non si limita al catino ma coinvolge anche lo stelo e il piede. La scheda permette di leggere il fonte come oggetto liturgico, documento epigrafico e testimonianza dei rapporti devozionali, territoriali e araldici del suo tempo.

Il fronte del catino e l’iscrizione battesimale

Sul fronte del catino compare una formula legata al rito del Battesimo: Ego te batizo in nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti, seguita dal richiamo al monogramma cristologico. L’iscrizione rende esplicita la funzione liturgica del manufatto, collegando direttamente la pietra scolpita all’atto sacramentale.

La presenza del testo sul catino conferisce al fonte un valore non solo ornamentale, ma anche teologico e rituale. La parola iscritta accompagna il significato del Battesimo e rende il manufatto una testimonianza materiale della liturgia medievale.

Nel fonte di Caraglio la formula battesimale è il centro della lettura: l’iscrizione non decora soltanto il manufatto, ma ne dichiara la funzione sacramentale.

L’estradosso: simboli cristologici, araldica e motivi vegetali

L’estradosso del catino è articolato in otto trapezoidi convessi su archi anepigrafi poggianti su anello tortile. Le nervature sono decorate da foglie di acanto, mentre al centro dei trapezoidi si susseguono, in senso antiorario, il monogramma IHS, un sole, l’arma Savoia, il lys de France, una foglia di cardo, una palma, una rosa multipetala e un lilium.

L’insieme mette in relazione simboli cristologici, richiami dinastici e motivi vegetali. La nota della scheda precisa che il lilium deve essere inteso come Lilium candidum in fruttescenza, dettaglio che conferma l’attenzione botanica e simbolica del programma decorativo.

Lo stelo e il piede: data, Savoia, Solaro e Ilex aquifolium

Sull’ottagono dello stelo, tra due anelli tortili, compaiono una croce patente astile, l’arma Savoia, la data 1490, un leopardino e l’arma Solaro. La scheda osserva che il leopardo, presente sul settimo lato, si rapporta probabilmente alla limitrofa signoria dei Saluzzo di Valgrana.

L’arma dei Solaro è riferita a un prelato appartenente a tale casata, probabilmente Johannes Bartolomeus de Solario, citato anche sui fonti di Casalgrasso e Villanova Solaro. Il piede, sotto un anello tortile, è formato da otto trapezoidi concavi coronati da archi anepigrafi e separati da foglie di Ilex aquifolium sulle nervature.

Il riferimento ai modi dello stile Zabreri

Il fonte battesimale di Caraglio è ricondotto ai modi dello stile Zabreri. Questa formula va intesa con prudenza: non come attribuzione assoluta, ma come indicazione di affinità formali, decorative ed epigrafiche con un linguaggio scultoreo diffuso nell’area piemontese e alpina tra tardo Medioevo e primo Rinascimento.

Il richiamo agli Zabreri permette di confrontare il fonte di Caraglio con altri manufatti della raccolta, nei quali ricorrono iscrizioni, forme geometriche del catino, apparati simbolici, monogrammi cristologici, motivi araldici e attenzione alla funzione liturgica. In questo senso, il manufatto rientra nel più ampio percorso dedicato ai fonti battesimali Zabreri in Piemonte.

PDF, fotografie e scheda della chiesa

La scheda completa di Mario M. Falchi approfondisce la lettura delle iscrizioni e dei principali elementi simbolici del fonte battesimale. La documentazione fotografica permette di osservare il manufatto nei dettagli, mentre la scheda della chiesa consente di collocarlo nel contesto architettonico e religioso della Parrocchiale di Maria Vergine Assunta.

Riepilogando

Il fonte battesimale di Caraglio, conservato nella Parrocchiale di Maria Vergine Assunta e datato 1490, è un manufatto di grande interesse per la lettura dell’iscrizione battesimale, per la ricchezza dell’apparato simbolico e per i riferimenti araldici scolpiti sul catino e sullo stelo.

Il fronte del catino richiama direttamente il rito del Battesimo, mentre l’estradosso presenta IHS, sole, arma Savoia, lys de France, foglia di cardo, palma, rosa multipetala e lilium. Sullo stelo compaiono croce patente astile, arma Savoia, data 1490, leopardino e arma Solaro.

Il riferimento ai modi dello stile Zabreri consente di inserire il fonte di Caraglio in un più ampio percorso di confronto tra i fonti battesimali piemontesi, nei quali iscrizioni, simboli, araldica e funzione liturgica compongono un linguaggio sacro di particolare rilievo.