CHIESA DI SAN SEBASTIANO - PECETTO TORINESE

LOGISTICA

Icona Come arrivare: proveniendo da Trofarello si trova la chiesa che prospetta sull'incrocio della strada per Revigliasco, nei pressi del cimitero.

Icona GPS Nord: 45°0'49,63":   Est: 7°45'9,62"

Icona Itinerario Itinerario 12.1 Torino 'Carmagnola Chierese e Moncalieri' - 20ª visita Manina Link

Icona Dintorni Altre Chiese nei Dintorni Manina Link

Icona Note logistiche: ampia possibilità di parcheggio nel piazzale antistante la chiesa, utilizzato come mercato delle ciliege e dei prodotti agricoli o nel parcheggio del cimitero. Normalmente chiusa, rivolgersi al Comune pe conoscere le date e gli orari di apertura in occasione delle quali sono possibili visite guidate.

DESCRIZIONE

Icona Da vedere Da vedere: architettura; pittura;

Icona periodo Periodo prevalente: 15º secolo.

    Icona periodo Chiesa "Orientata"

Icona Notizie generali: La chiesa di San Sebastiano edificata nella prima metà del Quattrocento, all'estremità meridionale dell'abitato di Pecetto, a lato del cimitero, presenta orientamento est-ovest con l'altare maggiore rivolto a oriente. Se la chiesa, anticamente, apparteneva al periodo romanico, nulla è rimasto di essa: oggi, infatti, tutto fa pensare che la fondazione dell'edificio attuale risalga al XV secolo e non prima. La relazione della Soprintendenza Archeologica, relativa allo scavo eseguito alla fine degli anni 80 nell'aula e nelle navate laterali, confermerebbe tale ipotesi: "Si è potuto verificare - si legge in tale relazione - come i muri d'ambito siano fondati sulla bancata tufacea e non vi siano preesistenze insediative o di carattere cultuale, linterno presentava ancora perfettamente conservati i tagli per le impalcature di ponteggio ed i piani fondali dei pilastri". (tratto da Pecetto Torinese - La chiesa di San Sebastiano a cura del Comune di Pecetto Torinese)

Icona Esterno: La facciata principale della chiesa in semplici mattoni a vista, come tutto l'edificio, è segnata da contrafforti che rivelano la struttura interna a pianta basilicale a tre navate. Il portale dell'apertura principale, con cornice in cotto, è a sesto acuto ed è sormontato da un oculo. (tratto da Pecetto Torinese - La chiesa di San Sebastiano a cura del Comune di Pecetto Torinese)

Icona Interno: L’interno, illuminato da tre rosoni due dei quali evidenziati da cornici in cotto, è scandito in tre navate da pilastri che sostengono le volte a crociera e si conclude ad oriente con un'abside quadrata, che conserva ancora la pavimentazione originale, La parete di fondo della navata sinistra presenta un'apertura tonda segnata da una cornice in cotto, a foglie di cardo selvatico, Sulla parete sud un'apertura rettangolare con serramento in legno a due battenti immette nel cimitero, Al centro della navata maggiore due botole in pietra introducono nel sottostante ossario che presenta un impianto rettangolare, raggiunge la profondità di circa tre metri sotto la quota del pavimento ed è coperto da volta a botte, l’apparato decorativo interno della chiesa riveste una grande importanza, in quanto gli affreschi datati tra il XV e XVI secolo, ricoprono una parte consistente delle superfici murarie. (tratto da Pecetto Torinese - La chiesa di San Sebastiano a cura del Comune di Pecetto Torinese) All'interno, nel presbiterio a sinistra dell'altar maggiore, tela del 1631 (o 81) di Gregorio Cartorio da Orvieto, eremita camaldolese, raffigurante la Madonna col Bambino fra i Santi Giuseppe, Sebastiano, Fabiano e Romualdo. Di fronte due tele di scuola lombarda raffiguranti l'Ultima Cena e la Lavanda dei Piedi e Madonna del Rosario tra Santi e Devoti di Cristoforo Alberti del 1608. Numerosi gli affreschi di scuola piemontese e lombardo-piemontese: sulla controfacciata Natività di Jacopino Longo (notizie dal 1508, morto forse 1542) che porta la data del 1508 e l'indicazione del committente Bernardino de Canonicis, interessante il simbolismo della capanna diroccata e del tetto sfondato a rappresentare la caducità delle cose del mondo. Sempre del Longo l'affresco che si trova in alto sul ripieno del grande arco longitudinale sinistro raffigurante l'Assunzione della Madonna. Sulla volta del presbiterio Episodi della Vita di San Sebastiano e degli Evangelisti e le Tentazioni di Sant'Antonio databili al '400. Sulla parete di fondo Crocifissione di Antonio de Manzanis (attivo alla metà del '400) con personaggi rappresentati nei costumi del '400. Nella navata di sinistra figure di Santi e Sante, tra cui San Tommaso che tocca la ferita del costato di Gesù, e nella volta a crociera della terza campata quattro episodi della leggenda di Santo Domingo de La Calzada; nella lunetta affresco della Madonna del Latte tra due angeli. Nella navata di destra nel sottarco della seconda campata Madonna col Bambino detta "Madona 'dla rufa" che le donne pecettesi invocavano per proteggere i bambini dalla crosta lattea e vicino a cui, in caso di guarigione, appendevano le cuffie (rufa). LA VOLTA AFFRESCATA DEL "MAESTRO DI PECETTO"[1] Nelle quattro vele della volta del presbiterio sono raffigurati l'Incoronazione della Vergine, gli Evangelisti, e i due più popolari santi guaritori, Sant'Antonio Abate e San Sebastiano. Quest'ultimo, portato dinanzi all'imperatore Diocleziano, è rappresentato come un cavaliere quattrocentesco, con un ricco abito di stoffa damascata. Il supplizio subito dal santo, spogliato e trafitto dalle frecce, è all'origine della devozione popolare che lo invocava contro la peste. Sant'Antonio, invocato per ottenere la guarigione dall"'herpes zoster", è qui raffigurato allorché, dopo aver respinto le tentazioni del demonio apparsogli come una donna di facili costumi, viene preso a randellate da un gruppo di diavoli. Gli affreschi, databili al 1440-1450, sono opera di un pittore formatosi sugli esempi di Giacomo Jaquerio, già definito il "maestro di San Sebastiano a Pecetto" e più recentemente identificato con il chierese Guglielmetto Fantini. A lui sono riferite le Storie della Passione affrescate subito dopo il 1432 nel battistero del duomo di Chieri [in collaborazione con lo zio Giovanni Fantini), il polittico del 1435 firmato "Guillelmus pinxit in Cherio"[Museo Civico di Torino e Museo Lia di La Spezia]. Il Compianto sul Cristo morto della Galleria Sabauda, gli affreschi di Pecetto e quelli della chiesa del cimitero di Marentino, datati 1450. Le opere del nostro pittore presentano sempre forti caratterizzazioni espressive, ispirate all'arte jaqueriana, e un acceso cromatismo, memore dello splendore dei dipinti fiamminghi che il pittore poté ammirare nelle chiese di Chieri, traendone forse ispirazione anche per l'evidenza ottica con cui sono resi i particolari. LE STORIE DELLA PASSIONE [1] La Crocifissione affrescata sulla parete di fondo del presbiterio e le scene della Passione in parte sopravvissute sulle pareti, databili al terzo quarto del. '400, sono opera di un grande pittore per certi versi ancora misterioso. Il nome che compare ai piedi del Cristo crocifisso, "Antonius de Manzaniis", viene interpretato come la firma dell'artista, del quale tuttavia non possediamo altre notizie. Il pittore, partecipe di una cultura gotico-internazionale di matrice lombarda, rivela contatti con l'arte dei paesi tedeschi nell'esasperata espressività di talune immagini. Si veda ad esempio la raffigurazione di Giuda che riceve i trenta denari. La scena mostra un'affascinante fusione di naturalismo lombardo e di espressionismo nordico, Quest'ultimo si avverte in particolare nel sorriso quasi caricaturale dei due personaggi che commentano con soddisfazione il tradimento di Giuda. Giustamente sono stati citati a confronto artisti tedeschi o svizzeri, quali Hans Multscher o Konrad Witz, Nella Crocifissione, la grandiosa impaginazione della scena evangelica, fittissima di figure e tuttavia sapientemente ordinata, si apprezza negli innumerevoli particolari. Si vedano le drammatiche figure dei tre crocifissi, i soldati, i cavalieri sui bellissimi cavalli e i personaggi in abiti sfarzosi dai vividi colori, uno dei quali porta un copricapo simile a quello di Federico da Montefeltro nel celebre ritratto di Piero della Francesca, Al pittore della Passione di Pecetto è stato fra l'altro attribuito un affresco staccato del Museo Borgogna di Vercelli con un'intensa raffigurazione del "Cattivo ladrone", confrontabile con i due crocefissi che accompagnano il Cristo nel nostro affresco. LE STORIE DEI SANTI STEFANO E LORENZI [1] La quarta cappella della navata sinistra era dedicata ai santi Stefano e Lorenzo, i due primi martiri del cristianesimo. Il loro culto, con quello di San Sisto Papa, dovette ricevere un particolare impulso alla metà del '400 da parte della stessa Curia pontificia, come testimoniano le scene dipinte in Vaticano dal Beato Angelico. Analoghi sono i soggetti di varie scene affrescate a Pecetto, come quelle di Papa Sisto che affida a san Lorenzo una borsa con i tesori della chiesa e di San Lorenzo che distribuisce tali ricchezze ai poveri sulla volta della cappella, o quelle del martirio dei due santi sulla parete laterale. Tuttavia il pittore attivo a Pecetto, pur operando nella stessa epoca, fra il sesto e il settimo decennio del '400, mostra una cultura ancora medievale, con forti accentuazioni espressive che rivelano la sua formazione sulla tradizione jaqueriana [particolarmente evidente nel vivo realismo con cui rappresenta l'accanimento dei persecutori nelle scene di tortura e di martirio). Nella scena con San Lorenzo che guarisce un cieco, sulla parete di fondo della cappella, si allude forse a una grazia ricevuta o invocata dal committente degli affreschi, dal momento che il viso del miracolato è un vero ritratto, di grande finezza psicologica. GLI APOSTOLI E I SANTI DEL "MAESTRO DEGLI APOSTOLI DI REVIGLIASCO" [1] Nelle prime tre campate della navata sinistra sono affrescati gli Apostoli con il Cristo risorto [con san Tommaso che verifica la piaga del costato di Cristo], e vari santi e sante. Tra le figure meglio conservate, quelle di San Dario Vescovo, San Giacomo Maggiore, San Michele Arcangelo, Santa Scolastica e Santa Pudenziana. La dolcezza dei lineamenti e dell'espressione accomuna le figure dei santi e delle sante e quelle degli stessi Apostoli. Tali caratteri, insieme con il raffinato linearismo, ritornano negli Apostoli della predella del trittico della parrocchiale di Revigliasco (non lontano da Pecetto). Per questo le tavolette di Revigliasco e gli affreschi di Pecetto sono stati attribuiti a un medesimo maestro, attivo probabilmente nell'ultimo quarto del '400. LA STORIA DEI PELLEGRINI DI COMPOSTELA E GLI ALTRI AFFRESCHI DELLO "PSEUDO JACOPINO LONGO" [1] Sulla volta della terza cappella della navata sinistra si narra un'affascinante leggenda medievale. Un giovane di singolare bellezza, fermatosi con i genitori in un albergo a San Domenico de la Calzada, sulla via del pellegrinaggio per Santiago de Compostela, è arrestato per le ingiuste accuse della figlia dell'albergatore, che si era invaghita di lui ed era stata respinta. Il giovane pellegrino, accusato di aver rubato un vaso d'argento messo nella sua sacca dalla fanciulla, è condannato all'impiccagione, ma viene miracolosamente tenuto in vita da san Giacomo. Al ritorno dal pellegrinaggio a Santiago, i genitori del giovane scoprono che il figlio è ancora vivo, e chiedono al giudice di rilasciarlo. Questi, intento a pranzare, risponde: 'Vostro figlio è vivo come questi polli arrostiti". In quell'istante i polli spiccano miracolosamente il volo, convincendo il giudice dell'innocenza del giovane. Gli affreschi sono opera di un raffinato pittore convenzionalmente definito "pseudo Jacopino Longo" per l'affinità della sua arte con quella di Jacopino, dal quale però si differenzia per lo stile ormai pienamente rinascimentale, caratterizzato da un disegno elegante che crea forme piene e pacate, animate da un chiaroscuro delicato reso ora con il puro colore, ora con un tratteggio colorato. Suoi sono anche gli affreschi del sottarco della seconda cappella destra e l'Assunta della navata centrale. Al medesimo pittore sono stati attribuiti l'affresco della Madonna di Misericordia di Lusernetta, del 1512, e le tavole principali del citato trittico di Revigliasco. Certamente suo è anche l'affresco della chiesa del cimitero di Prascorsano raffigurante la Natività e Santa Lucia, datato 1522. LA NATIVITÀ DI JACOPINO LONGO [1] Il fascino di quest'opera, affrescata sulla controfacciata della chiesa e datata 1508, deriva dalla coinvolgente vena narrativa dell'artista, che guarda alla pittura di Martino Spanzotti e di Defendente Ferrari, traducendone gli esempi in un linguaggio aggiornato sulle forme rinascimentali, ma ancora gotico nell'intonazione espressiva. Tali caratteri ritornano nelle successive opere di Jacopino Longo, dall'affresco di Lombriasco del 1517 [dove si firma "Jacopinus Lungo de Alba"] al trittico di Casa Cavassa a Saluzzo, del 1530, al Presepe della Galleria Sabauda, del 1535, alla pala di Pralormo, eseguita nel 1542 a Pinerolo [dove abitava già nel 15301. agli affreschi coevi dell'abside di S. Giovanni a Villafranca Piemonte. ([1]tratto da Pecetto Torinese - La chiesa di San Sebastiano a cura del Comune di Pecetto Torinese)

Foto

APPROFONDIMENTI

Icona descrizione Descritta:

Copertina  a pagina 181 della 'Guida Rossa Di Torino' del TCI Edizione 1976;

Copertina  a pagina 5272 di 'Il Piemonte paese per paese' Ed. Bonechi.

Icona Aggiornamento del 19/01/2013

167